Profumo di Sardegna

In Gallura, lungo la strada del gusto e dei sapori tradizionali

Nella Sardegna nordorientale, la Gallura è custode da secoli di un peculiarissimo patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico, che oggi si lascia riscoprire grazie all’itinerario della Strada del gusto e dei sapori del Nord Sardegna, la prima dell’isola, che si addentra tra gli altipiani granitici della Gallura interna, fino alle splendide coste occidentali, le spiagge di Isola rossa, la costa Paradiso e Santa Teresa di Gallura.

Una passeggiata tra sapori, natura e storia

Lo spettacolare paesaggio gallurese è riassunto ed esaltato dalla bellezza selvaggia del monte Limbara, sotto le cui guglie di granito si estende Tempio Pausania, conosciuta come la città di pietra: case basse e palazzotti si affacciano sulle viuzze lastricate del centro. Poco distante da Tempio s’incontra Aggius, su un altopiano di vigneti e sughereti, i cui prodotti sono alla base delle attività economiche più importanti della zona: l’industria del sughero e la produzione di vini, tra cui l’ottimo Vermentino di Gallura docg e il Moscato di Sardegna doc.
L’itinerario del gusto e dei sapori del Nord Sardegna prosegue verso ovest, nell’Anglona, nella Romangia, nel Sassarese e nella Nurra, antiche suddivisioni territoriali dall’identità ancora viva. Queste terre si affacciano sullo splendido golfo dell’Asinara, un susseguirsi di coste con piccole insenature, dominato da Castelsardo, borgo medievale fondato dalla famiglia genovese dei Doria, su un promontorio a picco sul mare; tra stradine e vicoli qui si incontrano ancora donne che intrecciano i caratteristici cestini in palma nana.

Specialità di terra e di mare

Non si può andar via dalla Gallura senza aver assaggiato, al ristorante o in agriturismo, la suppa cùata, a base di pane raffermo, formaggio fresco e brodo, profumati di prezzemolo, o la zuppa alla maddalenina, con gronghi, scorfani, granchi e seppioline al pomodoro. Se sulle coste domina la cucina di mare, a base di pesce, crostacei e molluschi – tra cui cozze e arselle, ricercate per l’eccellente qualità –, nell’entroterra la cucina è, invece, tipica della cultura agropastorale, con piatti tradizionali tra cui spiccano i ravioli dolci alla ricotta e la pasta fresca – gnocchetti e fiuritti –, e capretto, agnello e porcetto arrosto, profumati di mirto e rosmarino. Fra i dolci, da assaggiare gli acciuleddhi fritti, con miele caldo e scorza d’arancia; le origliette, le gustose formagelle, e i cucciuleddi, ripieni di miele, mandorle e noci.


Testo di Isabella Donà delle Rose – Pubblicato il 25 maggio 2010

 

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