È ufficiale: dopo l’homo sapiens e il sapiens sapiens, la specie umana ha raggiunto un nuovo grado di evoluzione, l’homo bibens. Riconoscibile da un appassionato amore per la vite e il suo frutto, l’homo bibens si aggira felice tra cene e degustazioni, feste di paese ed eleganti kermesse in ville d’epoca, irresistibilmente attratto da tutto quanto abbia a che fare con l’universo dell’enologia. In quanto animale sociale – ad Aristotele piacendo – gradisce bere in compagnia, e si mostra costantemente alla ricerca di manifestazioni a tema, specie in quelle regioni dove il vino non solo si beve, ma volentieri si produce. Non fa eccezione in questo senso la Marca trevigiana, patria di uno dei più apprezzati vini d’Italia, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore docg.
Lungo un morbido susseguirsi di piane e colline si può praticamente viaggiare da Treviso alle propaggini delle Alpi senza mai deporre il bicchiere, muovendosi tanto nello spazio, visto che dal capoluogo al più sperduto paesino le osterie non mancano, e che al Prosecco è dedicata la prima via del vino creata in Italia, quanto nel tempo, dato che la messe degli appuntamenti si riversa con imparziale abbondanza su tutte le caselle del calendario. E allora sembra lecito chiedersi: ma che vino è questo Prosecco dalle magiche virtù, inimitabile nettare delle colline? Il rischio di naufragare in un mare color topazio appare inevitabile al neofita, ed è con sollievo che si affida alle amorevoli cure di un’apposita organizzazione, il Consorzio per la tutela del vino Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene. Ecco allora che le degustazioni si trasformano in esclusive università del vino: considerando infatti le tre tipologie di Prosecco come gradi crescenti di complessità, per gusto, profumo e composizione, li si potrà facilmente utilizzare come altrettanti capitoli di una specialissima educazione enologica.
Il primo livello è costituito dal Frizzante: essenziale, leggero, asciutto, fermentato sia in bottiglia che nella consueta autoclave, si presenta nella rotonda sciampagnotta e viene servito come aperitivo, su antipasti o su primi piatti non troppo elaborati. Il secondo gradino è occupato dallo Spumante: agile e allo stesso tempo energico, nella classica bottiglia detta “prosecco”, è conosciuto in due versioni: quella Extra dry, ideale per antipasti, minestre di legumi, paste delicate con sughi di carne, formaggi freschi e carni bianche, e la Brut, da un deciso sentore agrumato. Conclude l’ascesa ai vertici il Tranquillo: ottenuto dai vigneti più fitti e poco produttivi e da uve ben mature, prevede una breve macerazione a freddo nelle bucce, in modo tale da fortificarne l’aroma e la struttura. Partner ideale di antipasti delicati di mare e di terra, trova il suo completamento se abbinato ai bocconcini tipici della cucina veneta, un tempo semplici cicheti per il popolo e oggi assurti, in raffinate rivisitazioni, a delizie da gourmet: crostini tiepidi con baccalà mantecato, fettine di polenta su cui si accomodano funghi o fette di morbida sopressa, delizie a base di formaggio, e le immancabili e squisite variazioni sul tema del radicchio, che a Treviso e provincia gode di fama pari, se non superiore, a quella del Prosecco.
Testo di Virginia Stefani – Pubblicato il 13 luglio 2010
A un passo dal centro di Treviso, un’oasi di verde e silenzio
A caccia di erbe spontanee e asparagi tra i vini cullati dal Piave
L’artigianato più glamour nella terra delle sete e di vini pregia...
Di piatto in piatto tra i paesaggi della Sardegna settentrionale