Un insieme di insediamenti temporanei, sorti su piccole isole per sfuggire agli attacchi dei barbari: divenuti permanenti, questi rifugi di pescatori e gente di terraferma avrebbero dato origine nel tempo a una grandiosa potenza marittima, regina del Mediterraneo e porta d’Oriente per cinque secoli. Venezia, con la sua ineguagliata forma urbana, il suo museo diffuso come in nessun altro luogo al mondo, le sue stupefacenti forme di legislazione e governo e i segni indelebili del suo passato splendore.
Un anello gettato tra le acque celebrava, in occasione dello Sposalizio del mare, l’indissolubilità del legame tra il doge, suprema autorità della Serenissima, e il mare, nonché il perdurare della supremazia sull’Adriatico. Uno sfolgorante dominio iniziato nel V secolo su 18 isolette collegate da ponti e vie d’acqua che, col consolidamento della laguna, si sarebbero trasformate in canali pullulanti di gioielli architettonici, scrigni di capolavori dei grandi nomi dell’arte mondiale: Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Veronese e molti altri. Secolare accumulatrice di capitali d'arte, forte di una millenaria indipendenza fino al passaggio all'Austria, nel 1797, Venezia si arricchisce anche con le razzie del sacco di Costantinopoli – da qui parte, infatti, la quarta crociata, capitanata dal doge Enrico Dandolo, al tempo ottantenne e cieco -, fonte di un lauto bottino cui si devono i cavalli bronzei che ornano la basilica di San Marco. Capitale multietnica – come testimoniano il fondaco dei Turchi e il fondaco dei Persiani – incalzata dagli Ottomani, Venezia conquista anche la terraferma, sottomessa nel '400: opera d’arte nel suo insieme, irreale nella sua forma materiale, circondata da un bacino di 50 isole – tra le più note Torcello, Burano e Murano –, difesa dal suo splendido isolamento fino all’apertura del ponte ferroviario e del ponte della Libertà.
Difficile riassumere i motivi di fascino della città, difficile snodare la matassa del suo sviluppo urbanistico, cresciuto togliendo progressivamente spazio all'acqua e per sovrapposizione di strati, riutilizzando architravi, cornici, capitelli e fondazioni. Come quelle in pietra d'Istria, che celano una foresta acquatica di pali di legno trapiantati in laguna dai boschi del Cadore, insieme a marmi del Veronese, trachite, argilla e metalli vari. Il suo inimitabile intreccio di passato e presente si forma per grandi nuclei – Rialto, il baricentro commerciale, San Marco, il cuore politico e religioso, l'Arsenale, posto ai margini orientali della città – definendo rapidamente la propria ossatura e reinventandola nei secoli attraverso una commistione di stili che sfugge a ogni facile tentativo di periodizzazione. Un tessuto minuto dalla fitta toponomastica riveste la capitale mondiale dell'arte, disseminando il suo intrico di numeri civici tra case popolari, palazzi della nobilità, fondachi, magazzini, granai, squeri, strade di pietra, campielli e rii.
Testo di Federico Attombri – Pubblicato il 5 gennaio 2012
Crediti fotografici con licenza CC: Dider Descouens, Saffron Blaze, Tango 7174
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