Incastonata fra un sinuoso mosaico di viti, uliveti e cipressi, San Gimignano è uno splendido esempio di città medievale, fedele nel suo assetto urbanistico all’impianto due-trecentesco. Nel suo fitto intreccio di chiese, palazzi, vicoli e piazze, spiccano 15 torri: simbolo dell’affermazione politica e sociale dell’aristocrazia urbana del XIII e del XIV secolo.
Quindici sono le torri che svettano sul complesso architettonico sangimignanese, ma i pellegrini che nel Medioevo passavano per questo borgo situato lungo la Via Francigena ne potevano contare ben 72. Dal 1262 l'accesso principale alla turrita cittadina - murata già dal 998 - è porta San Giovanni, che immette sull'omonima via lastricata dove si affacciano le varie tipologie edilizie del borgo medievale: ospizi, torri e case-torri, chiesette, case a schiera e splendidi palazzi signorili. Giungendo in piazza Cisterna si raggiunge il fulcro del comune medievale, sul quale imperversa un fitto agglomerato di case e torri due-trecentesche: dalle torri gemelle degli Ardinghelli, affermata famiglia di mercanti, alla torre del Diavolo del palazzo dei Cortesi, dalla torre del palazzo Pellari a quella, mozza, dall'antico palazzo del capitano del Popolo, fino alle splendide bifore di palazzo Razzi, anch'esso corredato di alta torre, e di palazzo Tortoli-Treccani.
Sulla vicina piazza Duomo - collegata a quella della cisterna tramite un passaggio aperto - si fronteggiano Collegiata e palazzo del Podestà, da una parte, palazzo del Popolo e torri gemelle dei Salvucci, dall’altra. Alla possente torre Rognosa, che correda con i suoi 52 metri d’altezza il palazzo del Podestà, fa da contraltare la sobria facciata romanica della Collegiata dedicata a Santa Maria Assunta, con interni preziosamente affrescati. Il palazzo del Popolo, con la torre Grossa che s’innalza sul lato destro per 54 metri, ospita il Museo Civico: la pinacoteca raccoglie importanti opere di scuola senese e fiorentina, mentre la sala di Dante, così chiamata perché nel 1300 l’Alighieri in persona espose al Podestà l’urgenza di una lega guelfa in Toscana, è impreziosita dalla Maestà di Lippo Memmi, firmata e datata 1317.
Salendo lungo le vie che si susseguono da piazza delle Erbe, che si spalanca fra la Collegiata e le torri Salvucci, si raggiunge quel che resta della rocca di Montestaffoli dopo la demolizione voluta da Cosimo I nel 1558: una torre e tratti di mura, dai quali però si ha una suggestiva vista d’insieme sulle torri del centro. In piazza sant’Agostino si trova la chiesa romanica di San Pietro, risalente all’XI secolo, mentre quella di San Jacopo, situata presso l’omonima porta della cinta muraria duecentesca, pare sia stata eretta dai Templari. Un’aura di leggenda che si spande fra vie, piazze e palazzi di questo fiabesco borgo medievale.
Testo di Beatrice Dametto – Pubblicato il 6 agosto 2011
Crediti fotografici con licenza CC: Deror Avi, Francesco Gasparetti, Mihael Grmek
Da una terra fertile e generosa nasce la prima doc italiana
A tavola in Toscana con le pregiate varietà di olio di oliva
L’appetito vien viaggiando tra i colori delle delizie senesi
Il vero testimone eccellente della civiltà nuragica sarda
"L’Ardea roteò nel cielo di Cristo, sul prato dei miracoli"