“Quid melius Roma?”, per dirla con Ovidio. Che cosa, migliore di Roma? Gloriosa caput mundi, protagonista di una parabola che dalle origini etrusche la proiettò direttamente nel cuore della civiltà, pulsante nelle istituzioni dalla res publica e poi del più grande impero di tutti i tempi, Roma ospitava già nel mondo antico un milione di abitanti e un flusso di artisti e letterati che, nel corso di oltre duemila anni di storia, ha saputo renderla una delle più insigni capitali della cultura universale. Il suo immaginario è legato soprattutto alle istantanee monumentali dei Fori Imperiali, del Colosseo, del Circo Massimo, della Domus Aurea, del Mausoleo di Augusto e di Adriano, del Pantheon, delle Colonne di Traiano e di Marco Aurelio: immortali simboli della grande Roma imperiale, cui il governo dei pontefici ha voluto affiancare opere non meno grandiose, degne della capitale universale della cristianità.
Il circuito delle mura Aureliane, eretto dall’imperatore Aureliano, fece da perimetro all'Urbs Eeterna, mentre il Rinascimento assistette al progetto di rinnovamento edilizio extra moenias voluto dai pontefici, prima che lo stile Barocco imponesse l’assetto definitivo al volto urbanistico e monumentale della città. L’ambiziosa politica si protrasse fino al pontificato di Sisto V e, con Alessandro VII, all’ultimazione di piazza San Pietro, mentre i Patti Lateranensi regolarono nel 1929 le questioni ereditarie della Capitale e la spartizione dei suoi gioielli architettonici con la Santa Sede: l‘accordo fu firmato significativamente presso la basilica di San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma, nota come Domus Faustae prima di vedersi trasformata in sede papale dall’imperatore Costantino, poi forgiata con mano barocca da Francesco Borromini. I privilegi di extraterritorialità si estendono anche alle altre basiliche papali, quattro conteggiando anche San Pietro in Vaticano, Santa Maria Maggiore, tra le più solenni realizzazioni dell’architettura barocca, e San Paolo fuori le Mura, accanto a vari insigni palazzi. Nel 1990 la tutela Unesco è stata estesa a tutti i beni compresi entro le mura volute da Urbano VIII, su cui si apre porta Portese col suo celebre mercato.
Addentrandosi nella Città Eterna si inseguono senza posa indimenticabili visioni: solcando il Tevere all’altezza di Castel Sant’Angelo lo sguardo incontra la cupola di San Pietro, meraviglia michelangiolesca troneggiante sulla chiesa più grande al mondo. Una vertigine che ritorna nel Giudizio universale della Cappella Sistina, presso i vicini Musei Vaticani, e che continua nei mille itinerari che collegano una fontana all’altra: marmoree esistenze di divinità acquatiche - Tevere, Aniene, Giunone e Diana, per citarne alcune -, anfore, cavalli marini, mascheroni, Naiadi e Tritoni, con un tuffo nelle memorie glamour risvegliate dalla fontana di Trevi e Trinità dei Monti. Vorticoso e tipicamente romano è anche l’inseguimento dei sapori della cucina tradizionale, tra i meandri cittadini oppure avvolti dalle languide atmosfere dei colli: così come anche il mettersi sulle tracce della Classicità, con fare distratto oppure erudito, deambulando tra maestosi fori, bianchi archi trionfali, l’anfiteatro e la basilica di Massenzio, oppure il lascito, materiale e simbolico, della leggendaria Domus Aurea neroniana.
Testo di Monica Sportello - Pubblicato il 12 settembre 2011
Crediti fotograrfici con licenza CC: Andreas Tille, Diliff, Nono vlf
Non solo calli e gondole nella Repubblica Serenissima
Un grande evento rende omaggio alla storia rinascimentale di Cormons
Il meglio della gastronomia gardenese da vedere e da gustare
Ritratto di Malcesine, la perla del Garda che stregò Goethe
Viaggio fra le straordinarie bellezze di una capitale culturale