Capitale musiva

L’alba del Cristianesimo nello splendore della città dei mosaici

"I diritti della monarchia, i cieli e le acque degli Inferi visitando cantai finché volsero i miei destini mortali": così recita l’epigrafe commemorativa della tomba di Dante, ubicata in quella stessa Ravenna che accolse gli ultimi giorni del poeta. Splendore e oscurità, humanitas e barbaritas si sono dati battaglia nei secoli di vita di questa seconda Venezia di palafitte, per ben tre volte eletta a Capitale – dell’impero romano d’Occidente, del regno degli Ostrogoti e dell’Esarcato bizantino – e che non a caso vanta otto monumenti dichiarati patrimonio dell’Umanità, oltre che, sotto la coltre di polvere della storia, decine di chiese e palazzi scomparsi.

L’incontro tra Oriente e Occidente

Un viaggio all’alba del Cristianesimo: la sua collezione unica di mosaici e monumenti protocristiani, databile tra V e VI secolo, rivela un’eccezionale miscela di tradizione greco-romana, influssi orientali e occidentali e iconografia cristiana. L’incontro tra stile romano classico e bizantino, come anche il passaggio di testimone tra il culto ariano e quello cattolico, sono ben esemplificati dal più grande ciclo musivo dell’antichità, quello conservato nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo: sintomo ne è, ad esempio, l’assenza di presenze umane – fatta eccezione per alcune mani, spia dell’avvenuta censura – tra le colonne del palatium di Teodorico. Le due facce del culto si riflettono anche nel battistero degli Ariani, testimone della volontà di Teodorico, re dei Goti, di conciliare seguaci ortodossi e ariani, e nel Battistero Neoniano, il più completo esempio di battistero protocristiano giunto fino a noi. E ancora nel gesto del Cristo guerriero, colto nell’atto di calpestare le bestie dell’eresia nella Cappella arcivescovile, oratorio ortodosso costruito sotto il regno di Teodorico.

Un lasciapassare per l’eternità

Un’atmosfera notturna, consona a un luogo di passaggio tra la vita e la morte e immersa in un cielo blu fitto di stelle, si respira nel mausoleo di Galla Placidia, figlia di Teodosio, edificio a pianta latina profuso di mosaici – tra i più antichi della città – intessuti intorno alla croce, simbolo di grazia divina. Un enorme monolite in pietra a forma di calotta sigilla, invece, il mausoleo di Teodorico, unico esempio rimasto di tomba di re barbaro presso la necropoli riservata ai Goti vicino al centro di Ravenna. Tra le massime opere dell’arte tardo-romana, la basilica di San Vitale è una summa della bellezza ravennate, dove un tempo la luce moltiplicava all’infinito i riflessi dei mosaici della corte dell’imperatore Giustiniano. Ultimo di questa serie di gioielli è la basilica di Sant'Apollinare in Classe, dedicata al primo vescovo di Ravenna.

Testo di Monica Sportello – Pubblicato il 4 gennaio 2012

Crediti fotografici: Archivio fotografico Apt Servizi - Regione Emilia Romagna e B. Pini

 

 

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