“Prato dei miracoli”, così D’Annunzio definì questo capolavoro di architettura medievale adagiato da mani sapienti su uno strato di cedevole argilla, con l’ambigua tendenza a sfidare la forza di gravità. La fronteggia da sempre la Torre pendente, ma non del tutto esenti ne sono i giganti dell’arte monumentale che concorrono a comporre l’immortale scenario di piazza del Duomo a Pisa: la Cattedrale, atto di nascita del Romanico pisano, il Battistero, con la sua copertura a cono rovesciato, ispirata all’anastasis della basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, e la quinta teatrale scandita dalle candide arcate cieche del Camposanto.
Imperfetta perfezione, lontana qualche grado dall’asse verticale, ma mai abbastanza da portarsi fuori del proprio baricentro. Abitata da numeri perfetti: sette, come le arcate in cui si sviluppa; tre e mezzo all’epoca della prima sospensione dei lavori, per timore dei primi cedimenti. Tre furono gli anelli di cui si arricchì lo sviluppo di questa insolita pianta di pietra, del peso di 14.453 tonnellate, a un secolo di distanza, quando si optò cioè per l’inversione della curvatura, così da ostacolarne la pendenza: prima che l’opera fosse colmata, verso la metà del Trecento, dalla torre campanaria, settimo livello. Tre sono anche gli ordini di scale, via via più piccole, che collegano tra loro i piani di arcate cieche e la torre all’esterno. Tiranti, contrappesi, sottoescavazione e cerchiatura sono tra gli strumenti di un’infinita opera di messa in sicurezza cominciata nel XIX secolo, fino alle recenti promesse di immunità dal richiamo della terra.
Elementi stilistici classici, tardoantichi, bizantini, lombardo-emiliani e islamici abitano il Duomo, scrigno medievale dalla ricca decorazione, in parte depauperato dei propri averi dall’incendio del 1595, ma ancora ricolmo di meraviglie, come il sontuoso mosaico absidale e il pergamo di Giovanni Pisano, traboccante di profeti e figure allegoriche, il lampadario detto ‘di Galileo’, che secondo la leggenda ispirò allo scienziato la teoria dell’isocronismo del pendolo nel suo ondeggiare tra l’incenso. Accanto agli importanti sarcofagi tardoantichi conservati presso il Camposanto, molte altre presenze hanno abitato la piazza del Duomo prima dell’attuale fisionomia, conferita nell’Ottocento da Alessandro Gherardesca: il prato delle meraviglie, intessuto di ricorrenze numeriche e riferimenti astronomici e patrimonio Unesco già dal 1987, ha dato asilo anche a un cimitero ebraico, tombe etrusche e un pavimento musivo appartenuto a una villa romana.
Testo di Laura Guerra – Pubblicato il 17 agosto
Crediti fotografici con licenza CC: Eutrope, Manfred Heyde, Georges Jansoone
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