‘Città nascosta’ nella pancia della gravina, sorta di canyon scavato nella roccia calcarea dalle acque piovane; ma anche ‘città della memoria’ e dei segni, recante traccia di nove millenni di equilibrio tra antropizzazione ed ambiente naturale; e ancora ‘città continua’ abituata a collezionare, dentro il morbido calcare in cui scava il suo paesaggio culturale sorprendente, diversi sostrati urbanistici, a partire dalla prima città della pietra, risalente al Paleolitico, passando attraverso gli insediamenti rupestri orientali, le chiese bizantine, gli influssi normanni e gli interventi rinascimentali e barocchi.
Matera, città alveare dove spesso le strade passano sopra le case, facendo affiorare i comignoli delle abitazioni sottostanti, è un archetipo che intreccia tra loro molte delle Città Invisibili di Italo Calvino: traforata da canali e cisterne che fioriscono in giardini pensili come Isaura, misteriosa come Teodora, con la sua fauna di sfingi, chimere e basilischi, doppia come Eusapia, composta da ‘due città gemelle’ dove non c’è più “modo di sapere quali sono i vivi e quali i morti”: “in Matera li morti stanno sopra li vivi”, riferisce non a caso una cronaca cinquecentesca, ricordando che i tetti delle abitazioni fungevano spesso da cimiteri: una suggestione mortifera cui fa eco l’impressione di Carlo Levi di assistere alla rappresentazione dell’inferno dantesco, consegnata a Cristo si è fermato a Eboli, premessa letteraria allo sfollamento forzato degli anni Cinquanta.
Oggi, le luci proiettate dalle piccole botteghe trasformano Matera, al calar della sera, in un presepe da cartolina intriso di una suggestione inimitabile. Il set ideale, si potrebbe dire, come conferma Il Vangelo secondo Matteo di Pierpaolo Pasolini, complessa riflessione a sfondo religioso, come complessa è la storia dei riti che si sono avvicendati nella città alveare lungo i secoli, di cui testimoniano le chiese rupestri che punteggiano i pendii delle gravine e arricchiscono di preziosi affreschi i due rioni principali, il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso: li separa la Civita, il nucleo più antico dell’abitato. Una fortezza naturale difesa da scoscesi dirupi: non tanto, però, da sottrarla alle molteplici influenze esterne, in particolare quelle della civiltà magno-greca sospinte dalla vicina Metaponto.
Testo di Laura Guerra – Pubblicato il 15 settembre 2011
Crediti fotografici con licenza CC: Francorov, Tango7174
Il fascino millenario di un sorprendente mondo sotterraneo
I bianchi, i rossi e i rosati della Puglia di Federico II
Il maniero dove cielo e della terra s’incontrano nella perfezione