“Festina lente, Affrettati lentamente”: così recita lo slogan, preso in prestito dall’imperatore Augusto, della Ferrovia Retica, che nel 1944 collegò la linea dell’Albula e quella del Bernina. Il riferimento all’epoca augustea, stagione di grandi riforme, allude anche a una storia – quella dei pionieri della ferrovia ad alta quota – che servì a rompere le barriere dell’isolamento delle valli alpine, realizzando modelli avanzati di gestione del paesaggio: oggi snodati lungo un percorso ad alto tasso di spettacolarità, nel cuore dell’unico sito Unesco transnazionale italiano.
Etruschi, Celti, Romani e Longobardi si avvicendarono per secoli negli scenari impervi dell’Alta Engadina, precoce meta di insediamenti già nel Neolitico: fino all’esigenza di assicurare un collegamento stabile tra Parigi e Venezia, ai primi interventi d’ingegneria seguiti alle campagne napoleoniche e alle esigenze espresse dal turismo prima d’élite e poi di massa. Inaugurata nel 1904, la linea a vapore dell’Albula fu più tardi elettrificata raggiungendo a metà degli anni Quaranta l’interoperatività con quella della Bernina – completata nel 1910 –, che rappresenta la più elevata ferrovia europea ad aderenza naturale delle Alpi, nonché uno dei tracciati più ripidi al mondo, con pendenze massime del 7%. Una quarantina tra tunnel e gallerie coperte, 144 ponti e viadotti, rispettivamente 13 e 52 nel caso del Bernina: ecco i numeri della ferrovia a scartamento metrico più spettacolare al mondo, tesa tra Thusis e St. Moritz e tra quest’ultima e Tirano.
Scattanti serpentine, tonde panoramiche e arditi tuffi si susseguono tra manufatti in pietra e titanici viadotti, come quello del Landwasser, che annega nei mastodontici pilastri le torri di ferro delle gru, artefici dell’impresa che tagliò la gola all’omonimo torrente in assenza di impalcature. Vitale snodo di collegamento tra l’Engadina e il turismo internazionale, la ferrovia retica è anche un collage di istantanee mozzafiato, come il centro storico di Poschiavo, con il suo lago smeraldino, il Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia, scavato da mastodontiche marmitte, e il viadotto elicoidale di Brusio, insieme agli edifici in tipico stile regionale eretti negli anni Dieci e Venti presso le stazioni: una su tutte quella Liberty e Decò di Tirano, recente capolinea del comprensorio, che prima dell’investitura Unesco risultava limitato al solo territorio elvetico. Da qui parte anche il trenino rosso Bernina Express, in corsa tra le palme di Tirano e i ghiacciai di Coira.
Testo di Laura Guerra – Pubblicato il 3 gennaio 2012
Crediti fotografici con licenza CC: Ciuccino e Ikiwaner
L'arte della viticoltura verticale sulla sponda retica dell'Adda
L’estate nell’assolata Livigno fra sport, natura e benessere
Sotto un cielo azzurro una palestra di boschi e praterie
Un affascinante impero naturale dove il sole non tramonta mai
Un viaggio nei luoghi dell'intima religiosità trentina
Come un tempo, con il treno a vapore dalla Svizzera all'Italia
Bled e Radovljica, tra i luoghi più magici dell’intera Slovenia