Akragas, Agrigentum, Kerkent, Girgenti: l’evoluzione toponomastica della "più bella città dei mortali", come Pindaro ebbe a definire Agrigento, anche nota come ‘trono di Persefone’, per la sua dedizione alla divinità ctonia, permette di sfogliare come un libro aperto le pagine della storia di questa illustre colonia greca, fondata intorno al 582 avanti Cristo da un gruppo di Geloti. Baluardo contro l’espansione di Selinunte, s’inserì nel capitolo finale dell’espansione greca verso Occidente, ma fu già in precedenza bersaglio delle frequentazioni orientali, come testimonia il mito di Dedalo secondo il quale il mitico inventore vi giunse in volo fuggendo da Minosse. Qui sorge il parco archeologico più grande del mondo, una distesa di templi dorici di circa 1.300 ettari che è anche tra le più insigni testimonianze della civiltà greca consegnate alla modernità.
Trofeo ambito per le rotte marine e le ampie distese pianure coltivate a cereali, sfruttate anche per l’allevamento dei cavalli - orgoglio degli eserciti locali - Akragas battè bandiera greca per 370 anni accumulando fama e splendore: tesa tra tirannide – celebre quella del sanguinario Falaride, citato anche nella Divina Commedia, che ricorda la tortura del toro di bronzo arroventato – e democrazia, fonte di prosperità economica – eudaimonia – per opera del “dio imperituro, cinto di nastri e di corone fiorite”, il filosofo Empedocle. Hera, Zeus, Efesto: ecco i nomi di alcune delle divinità titolari dei monumenti - collocati al limite sud-est dell’immensa area sacra - che hanno consegnato la Valle dei Templi all’immaginario mondiale.
Eretto dopo la vittoria conseguita contro i Cartaginesi a Himera, il tempio di Zeus Olimpio, di cui restano le fondazioni e l’altare principale, fu uno tra i più colossali di tutti i tempi, contrassegnato anche dall’insolita forma psesudoperiptera, corredata di gigantesche figure maschili in forma di Atlanti. Seconda al Partenone è la perfezione artistica, ancora mirabilmente intatta, del tempio della Concordia, mentre il tempio di Hera Lacinia reca ancora i segni delle fiamme appiccate durante il sacco cartaginese. Vestigia di insediamenti residenziali di epoca ellenistica e romana, tra cui una serie di pavimentazioni in buono stato di conservazione, moltiplicano le attrattive del sito insieme alle necropoli paleocristiane, rifugio di pietra collegato agli ambulacri della grotta dei Frangipane, principale complesso catacombale dell’isola, opere idrauliche, resti di fortificazioni e il gigante in tufo noto come tomba di Terone.
Testo di Federico Attombri – Pubblicato il 4 ottobre 2011
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