Riserva reale di caccia da fine Ottocento, prima di costituire il nucleo originario del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, la Riserva integrale della Camosciara ne rappresenta anche la porzione più nota, ma al contempo la più misteriosa. Autentico cuore pulsante del parco, questa splendida area, su cui un tempo si esercitavano i diritti esclusivi di caccia del re, accoglie oggi i suoi visitatori in carrozza, a cavallo, a piedi, in mountain-bike oppure a bordo di un trenino: frequentatissima specie nei mesi estivi, rivela d’inverno, sui manti innevati, le orme impalpabili delle sue venerande presenze, l’orso marsicano, il lupo e il camoscio d’Abruzzo, affiancando a parti più turistiche, come i prati del Molino e l’area picnic situata nei pressi del campeggio, a più esclusivi meandri naturali, estranei al traffico e all’intervento umano.
Durante l’autunno il camoscio, re delle rocce, si scopre innamorato, inscenando fieri rituali di corteggiamento e indomiti combattimenti, avvistabili, con un po’ di fortuna, nel corso delle escursioni a tema che costituiscono la forma più collaudata di accesso ai tesori della riserva. Le maggiori chance di avvistare le agili vedette si hanno comunque, in generale, lungo l’itinerario che percorre la val di Rose raccordandosi ad anello con la faggeta di valle Jannanghera. Tra gli itinerari guidati rientrano anche quelli che, lungo spettacolari saliscendi, portano gli amanti del trekking alla scoperta delle cime principali – monte Greco, monte Marsicano, monte Meta e monte Chiamano – a contatto con panorami da vero paradiso terrestre riletto in chiave appenninica. La riserva, sontuoso anfiteatro di calcare e dolomia, è percorsa da cascate e zampilli d’acque che rimbalzano cristalline sulle sue superfici impermeabili, in un contorno di faggio e pino nero: i percorsi botanici chiamano per nome la flora e le specie endemiche del parco, lungo il corso del torrente Scerto.
Scarpe da trekking, zaino e binocolo: così equipaggiati si può scendere direttamente dalla macchina, lasciata presso il piazzale della Camosciara, e puntare a piedi verso i sentieri più battuti dell’oasi naturalistica. Facendosi strada attraverso la faggeta si pregusta l’incontro col più famoso dei suoi balzi acquatici, la cascata delle Ninfe, dinamica visione incassata fra le rocce dolomitiche, non lontano dalla cascata delle Tre Cannelle. Per chi sceglie di proseguire si schiude il sentiero che conduce al rifugio Belvedere della Liscia, più vicino ai balzi dei camosci tra le rocce. Altro itinerario fortemente consigliato, specie in tarda primavera per concedersi un delizioso contorno di fiori e di neve, è la mulattiera che porta al lago Vivo, con portata variabile a seconda delle precipitazioni di stagione. Per i bambini più curiosi si organizzano anche laboratori di educazione ambientale gratuiti.
Testo di Monica Sportello – Pubblicato il 6 gennaio 2012
Immagini in CC: gigi62, LostBob, paolofefe, renacq47, tommaso.visconti
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