Per ricostruire la storia dell’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, bisogna tornare indietro di circa 600.000 anni, al Pleistocene, epoca in cui si verificarono i primi episodi eruttivi. Per ricostruire la storia del Parco dell’Etna, invece, è necessario andare agli anni ’80, quando la regione Sicilia decretò l’istituzione dell’area protetta, resa effettiva il 17 marzo 1987.
La particolarità del parco siciliano, la cui superficie ricade in una ventina di comuni della provincia di Catania, sta non solo nelle manifestazioni eruttive del vulcano, con le sue spettacolari colate di lava incandescente, ma anche nella complessità e ricchezza paeseggistica del territorio circostante, frutto di una singolare interazione fra forze delle natura e lavoro dell’uomo. Solo in parte antropizzato, il territorio del parco è stato suddiviso in quattro aree: la zona A, circostante al cratere centrale, è un’area di riserva integrale, totalmente priva di insediamenti umani; nella zona B la tutela dell’ambiente è integrata allo sviluppo delle attività umane più tradizionali, come l’agricoltura; nelle zone C e D l’uomo si è insediato in maniera più consistente, pur nel rispetto della natura circostante.
La natura vulcanica del terreno e, soprattutto, le continue mutazioni del suolo causate dal succedersi delle colate laviche, hanno da sempre condizionato lo sviluppo della copertura vegetale dell’area etnea. Boschi spontanei di querce, castagni e pometi delle quote più basse – accanto a zone coltivate a vigneti, uliveti, frutteti e alberi di nocciole e pistacchi –, intorno ai 2000 metri lasciano posto a faggi e betulle, mentre salendo ancora di altezza la vegetazione si fa via via più rada fino al grande deserto della sommità, dove le alte temperatre impediscono lo sviluppo di alcuna forma di vita. Tra le specie animali sopravvissute all’intensa antropizzazione e al disboscamento dell’ultimo secolo, si contano la volpe, il gatto selvatico, l’istrice, la donnola e il riccio, molte varietà di uccelli, canori e rapaci – compresi l’aquila reale e il gufo –, serpenti, insetti e artropodi.
Diversi percorsi escursionistici permettono di inoltrarsi nel cuore dell’area protetta, alla scoperta dei mutevoli ambienti e paesaggi che popolano le pendici dell’Etna. Tra gli itinerari più interessanti e fiore all’occhiello dell’ente parco, il sentiero del Germoplasma è stato realizzato all’interno della banca del Germoplasma – dove sono raccolte le specie vegetali, agrarie e aromatiche più importanti del parco – e attrezzato anche per i visitatori diversamente abili, ipovedenti e non vedenti, grazie all’istallazione di appositi cartelli stampati in braille che lo rendono un vero e proprio ‘sentiero dei cinque sensi’. Altri itinerari, invece, permettono di osservare da vicino le più imponenti colate laviche della storia del vulcano, addentrandosi in scenari che assumono tratti primordiali e vagamente lunari.
Testo di Mina Romano – Pubblicato il 30 settembre 2011
Credi fotografici con licenza CC: Miguel Virkkunen Carvalho, Dennis, MandarX, Josep Renalias, Davide Restivo, Nellie Windmill
Mille specialità siciliane per golosi e palati sopraffini
La Sicilia fra etichette pregiate e antica tradizione pasticcera
Le cangianti rovine di una città verticale abitata dai Titani
Dai monti ai laghi al green: il bello di stare all'aria aperta
Per quest’anno, vuoi cambiare? Stessa val Rendena, altra magia