La grotta da Guinness

I remoti segreti del Carso svelati dalla grotta Gigante di Trieste

Centinaia di gradini adagiati su rotaie si librano nel vuoto, intrecciando un percorso a zig zag nelle viscere dell'altopiano carsico, illuminato da mille luci a rischiarare memorie millenarie. A quanti, seppure affascinati da una simile immagine, non si sentono particolarmente attratti dagli ambienti angusti, farà probabilmente piacere sapere che nel 1995 la grotta Gigante, gioiello triestino compreso nel comune di Sgonico, è stata inserita nel Guinness dei primati come cavità turistica più grande al mondo, viste le eccezionali dimensioni della camera sotterranea nota come Grande caverna: oltre 98 metri di altezza della volta per 156 metri di larghezza, a fronte della ragguardevole età – anno più, anno meno – di dieci milioni di anni.

Una stanza immensa

L'esperienza di questo mondo creato dall'azione escavatrice dell'acqua e del fiume Timavo sulle aree continentali emerse, e progressivamente colorato dal carbonato di calcio depositato goccia dopo goccia dall'acqua piovana, si svolge alla temperatura costante di 11° C: i mille gradini da percorrere sono completamente antiscivolo, ma equipaggiarsi di un paio di scarpe di gomma è certamente un'idea sensata. In circa un'ora di esplorazione scortata da guide specializzate si totalizza un centinaio di metri di dislivello, venendo in contatto con stalattiti e stalagmiti dalle dimensioni spesso imponenti – come nel caso della colonna Ruggero, alta ben 12 metri –, spettacolari colate calcitiche e vertiginosi pozzi, padroneggiando lo sviluppo elissoidale della caverna il cui fondo si trova a circa 160 metri sopra il livello del mare. Al centro del vano campeggia la stazione di ricerca geofisica con le strumentazioni dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale: dopo questo incontro ci si inerpica lungo il sentiero Carlo Finocchiaro che, risalendo una ripida parete, introduce a una panoramica mozzafiato della cavità.

Brulicante oscurità

Il colpo d'occhio offerto dal Belvedere cui conduce il breve tunnel artificiale segna un'altezza di ben 95 metri: facile che, una volta giunti fin qui, la percezione del tempo si amplifichi, immaginando eventi lontani e gradiosi, come il crollo del pavimento di roccia che in passato doveva separare la caverna in due gallerie sovrapposte, oppure il buio aggirarsi dell'orso delle caverne, l'Ursus spelaeus – di cui è esposto uno scheletro – e i remoti movimenti degli uomini preistorici. Sembra infatti che già nel Neolitico fosse cominciata la frequentazione della galleria attualmente utilizzata come uscita turistica della grotta Gigante, la stessa che diede origine all'esplorazione moderna ad opera di Anton Federico Lindner, aggrappato a una corda nel tentativo di raggiungere il Timavo per alleviare il fabbisogno idrico della città di Trieste. L'apertura al pubblico, sulle note del Sigfrido e alla luce di migliaia di fiaccole e candele e di un gigantesco lampadario a cento fiamme, avvenne nel 1905. Gli eventi suggestivi non mancano però neanche al giorno d’oggi: tra questi, la gara di corsa a cronometro e la speciale atmosfera ricreata a Natale per i più piccoli, con magiche luci, sottofondo musicale e l'apparizione di San Nicolò in persona.


Testo di Monica Sportello – Pubblicato il 7 gennaio 2012

 

 

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