Sogni arborescenti

Dalie, tulipani e verdi rarità sulle sponde del lago Maggiore

“Un bel giardino non ha bisogno di essere grande, ma deve essere la realizzazione di un sogno, anche se è largo un paio di metri quadrati e si trova su un balcone”. Se questa massima può facilmente accendere gli animi degli appassionati, i giardini botanici di Villa Taranto, 'ragione di vita' del suo proprietario, erano però destinati fin da subito ad assumere ben altra grandezza. A diventare, cioè, una delle mete più incantevoli del lago Maggiore, attraendo all'imbarcadero loro delicato appassionati da tutte le parti del mondo, grazie all'amorevole costanza espressa del capitano scozzese Neil Boyd Mc Eacharn che, nel 1930, a seguito di un'inserzione apparsa sul Times, entrò in possesso della proprietà La Crocetta, sul promontorio della Castagnola a Pallanza.

Variopinte esplosioni

Approdando in battello ai giardini di Villa Taranto, così battezzata in memoria di un antenato, magari in un bel pomeriggio d'estate, si viene accolti da un’eccezionale fioritura di dalie: per l'esattezza 1500, per un totale di oltre trecento varietà, protagoniste da luglio a fine ottobre di una spettacolare mostra permanente. Se il visitatore fa il suo ingresso tra le bordure variopinte del viale delle conifere tra i mesi di aprile e maggio, ad aggiudicarsi il grosso della sua attenzione saranno invece le bulbose in fiore, approssimativamente 80mila, espressione di oltre sessanta diverse varietà tra cui il tulipano gigante Big Chief. Ma a vestire a festa questo angolo di paradiso sospeso tra lago e monti sono anche azalee, rododendri e camelie, distese popolate di eriche, i colori autunnali del velario e le piante esotiche; e ancora, i giochi d'acqua dei giardini terrazzati, dominati dalla statua del Pescatore, le sculture della fontana dei Putti e il giardino palustre dove si schiude l'impalpabile rosa dei fior di loto Nelumbium.

Ospiti d’onore

Dotata di aculei e valvole per espellere il gas delle acque palustri, la foglia della Victoria cruziana può raggiungere i due metri di diametro e sopportare, se ben distribuito, il peso di un neonato: la ninfea equatoriale, coltivata in serra tra piante tropicali e subtropicali, è solo una delle celebri rarità custodite dai giardini. Le si affiancano, ad esempio, la Metasequoia glyptostroboides, o la Davidia involucrata, detta albero dei fazzoletti per via delle curiose infiorescenze, delicata inquilina della valletta artificiale con ponticello, o altre eccezionali fioriture, come quella della rubiacea Emmenopterys Henryi, importata dalle foreste temperate della Cina. Tutti insieme compongono una visione magnificente che tradotta in numeri conta qualcosa come mille piante non autoctone e 20mila varietà e specie botaniche pregiate. Aperti al pubblico da aprile a ottobre, i giardini, serviti da un impianto d'irrigazione che attinge direttamente dal lago, ospitano occasionalmente anche passeggiate enogastronomiche e concedono un pezzetto di sé nell'assortimento di piante disponibili presso il chiosco esterno.


Testo di Laura Guerra – Pubblicato il 3 gennaio 2012

 

 

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