Voglio vivere in campagna

Nel Chianti, alla ricerca dell’autentico rapporto tra uomo e natura

Terra dell’armonia: così in molti definiscono quella porzione del Chianti che ricade sotto la provincia di Siena. E riesce difficile pensare a una definizione più azzeccata, se per armonia intendiamo il raggiungimento di un equilibrio tra le componenti in gioco – uomo, natura, accoglienza turistica, attività produttive – che riesca a tenerle tutte nel giusto conto.

Sperimentare la country life dal vero

Qui infatti l’intima compenetrazione dell’una cosa nell’altra si tocca con mano. Qui ci sono borghi, casolari e pievi capaci di assorbire la continua richiesta di ospitalità da parte dei viaggiatori, che di questa regione tra le più belle d’Italia sono innamorati, restando parte integrante del territorio e rispettando le sue tradizioni: per cui si dorme in agriturismi che non sono false riproduzioni a uso del turista ma abitazioni con una storia e una consistenza reali; si affittano stanze in poderi dove veramente si coltiva la vite e si produce il Chianti; si scoprono monasteri e abbazie zigzagando lungo percorsi che non sono stradine tracciate per le biciclette di oggi, ma sentieri lungo i quali si muovevano i pellegrini di un tempo. Castellina con le tante fortificazioni, Radda dall’animo vignaiolo, Gaiole e la sua via del mercato, i vicoli ordinati di Castelnuovo Berardenga sono dunque altrettante tessere di un mosaico antico che al mondo di oggi offre semplicemente la propria autenticità.

Storia del Chianti: dal barone Ricasoli alla certificazione docg

Che qui si produca vino da sempre non è un’esagerazione, come prova il ritrovamento, in un sito archeologico chiantigiano, di semi di vite vecchi di 23 secoli. La storia del Chianti Classico inizia però in un’epoca più vicina alla nostra, per la precisione nell’Ottocento, con un personaggio ormai diventato mito: Bettino Ricasoli. Il barone Ricasoli infatti fu il primo a codificare il cosiddetto “governo del vino”, il sistema di vinificazione toscano, definendo al contempo le proporzioni tra le uve che dovevano comporre il Chianti, ossia Sangiovese, Cannaiolo e Malvasia. All’epoca di Ricasoli il Chianti era un vino bevuto quotidianamente, buono per tutte le occasioni; solo nel 1924 nacque il Consorzio marchio storico Chianti Classico, a Radda, che fu il primo ad adottare il marchio Gallo Nero come distintivo delle proprie bottiglie. Nel 1967 venne la doc, e nel 1984 la docg, denominazione di origine controllata e garantita.

Il Chianti Classico

Il Chianti, inteso come vino, fa riferimento a una vasta area della Toscana centrale, al cui interno si trovano numerose sottodenominazioni, tra cui Colli Aretini, Colli Fiorentini e Colli Senesi. Fino al 1996 anche il Chianti Classico era una di queste; oggi è invece dotato di un proprio, autonomo disciplinare. La sua zona di produzione è limitata ad alcuni comuni della provincia di Firenze (Greve, Barberino Val d’Elsa, San Casciano e Tavarnelle Val di Pesa) e ai principali del Chianti senese: Castelnuovo Berardenga, Castellina, Radda, Gaiole e Poggibonsi.


Testo di Sofia Giustinian – Pubblicato il 18 febbraio 2010

 

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