Triplice azzardo

Un trampolino di 165 metri verso l'incanto della Valnerina

"Volgiti indietro! Vedi (…) sul margine, da una parte all'altra, sotto lo scintillante mattino, posa un'iride tra gli infernali gorghi (…) e sembra, tra l'orrore della scena, l'Amore che sorveglia la Follia con immutabile aspetto." Così, con accenti inequivocabilmente romantici, il poeta inglese Lord Byron, tra le tante personalità affascinate della cascata delle Marmore, descriveva il triplice salto compiuto dal fiume Velino verso il letto del Nera. Un pathos comune anche al mito che identificava il primo con un pastore innamorato della fanciulla Nera, trasformata in fiume dalla gelosa Giunone: per raggiungerla, il giovane si sarebbe tuffato a capofitto nel vuoto. Per l'eternità, o meglio per due millenni, visto che il triplice salto dal trampolino delle Marmore ha origine in un intervento di bonifica idraulica intrapreso dai Romani nel lontano 271 avanti Cristo in favore della piana reatina.

Visioni nebulizzate

Se una versione meno pagana del mito vuole il capolavoro generato da san Valentino, primo vescovo di Terni, che percuotendo la roccia avrebbe fatto sgorgare un immacolato velo da sposa a prova della verginità della bella Nerina, quel che è certo è che la prima cascata d'Italia attira i romantici a frotte: lo testimonia in particolare il balcone degli Innamorati, da dove si assiste al primo salto, toccando quasi la nuvola d'acqua con un dito. Oppure la Specola, anch'essa situata lungo il primo sentiero, punto d'appostamento privilegiato per adocchiare il celebre arcobaleno, elevato dai cultori del Grand Tour a meraviglia assoluta. Il pieno di spettacolarità è garantito anche dalle visite in notturna al parco del Belvedere inferiore, effettuate tra i mesi di giugno e settembre, quando il silenzio della notte è rotto solo dal fragoroso squarcio delle acque lungo il secondo e il terzo sentiero, entrambi ricchi di percorsi dedicati ai bambini: il terzo, in particolare, è perfetto per ammirare canyon, evoluzioni degli appassionati di rafting e, sul terrazzo panoramico finale, la confluenza dei due fiumi, tumultuosamente attratti l'uno verso l'altro.

Grotte, felci e presepi

Unico a consentire una visione complessiva dei tre salti – per un dislivello totale di 165 metri – è invece il quarto percorso, ma le attrattive botaniche e speleologiche sono equamente distribuite e svelate ai visitatori da guide specializzate. Accanto alle testimonianze di archeologia industriale, che raccontano la storia dello sfruttamento delle acque, a catalizzare lo sguardo sono più in generale le bellezze custodite dal Parco fluviale del Nera, caratterizzato dalla perfetta integrazione tra paesaggio e insediamenti di origine medievale: tra queste, gli scorci palustri del lago di Piediluco, il secondo bacino naturale umbro dopo il Trasimeno, che funge da serbatoio idrico per la centrale; oppure il sentiero dei presepi in partenza da Spoleto, così battezzato perché l'antica mulattiera, un tempo percorsa da pastori e carbonai, si accende sotto Natale di mille piccole luci, presso le chiese medievali e le edicole votive. Altrettanto imperdibili sono le rocche trecentesche di Ferentillo, parte di un sistema difensivo che include anche l'abbazia di San Pietro, e gli itinerari storico-archeologici del monte di Arrone.


Testo di Laura Guerra - Pubblicato il 2 gennaio 2012

Foto con licenza CC: Bricke, GreatSmurf, Alberto676, supersum (off), bittidjz, micheleluconi

 

 

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