Doni d’inverno

A caccia del regalo perfetto tra i mercatini della valle Isarco

Un cameriere volteggia tra i tavoli con in mano abbondanti porzioni di herrengröstl, delizia di carne di vitello e patate sposatesi con cipolle, alloro, maggiorana e prezzemolo, quando la porta si apre con un sommesso cigolio e un gruppo di sciatori prende posto a tavola. Arrivano dalla città più a nord dello Stivale, Vipiteno, antico borgo minerario sorto al confluire di tre valli in un lembo di pianura disegnata dall’Isarco. Dove si respira, in quella che fu in epoca medievale signoria dei Fugger, una casata di mercanti tedeschi originaria di Augsburg, un’atmosfera di festa autentica; quasi un viaggio nel tempo, un déjà vu la cui origine non è da ricercare nel proprio passato, ma nella terra delle fiabe. Magari sotto un abete farcito di mele, noci, biscotti e panpepato, come quello allestito nella piazza principale, che dall’alto osserva con orgoglio le frequentate bancarelle del Weihnachtsmarkt, il tradizionale mercatino di Natale, così come vuole la tradizione.

Le bancarelle di Vipiteno

La pattuglia di espositori artigianali annovera candele, porcellane, ricami, tovaglie e grembiuli tirolesi, presepi, sculture in legno e fantasiosi ghirigori di fiori secchi. A dar manforte, in questo festoso sfolgorio, una nutrita schiera di pasticceri, salumieri e ristoratori, col compito di dispensare al pubblico manciate di calorie dolci e salate. Indispensabili, soprattutto se si è trascorsa una giornata sulle piste della val d’Isarco, oltre un centinaio di chilometri percorribili sul filo delle lamine e decine di impianti di risalita raccolti in sei comprensori. La valle si snoda in un’ampia curva da Bolzano al Brennero, e si apre in un’ampia conca laddove l’Isarco e la Rienza confluiscono in un liquido abbraccio.

Le leggende di Bressanone

E proprio qui scelse di appoggiarsi l’antico abitato di Prichsna. Con questo nome apparve, infatti, per la prima volta, in alcuni carteggi datati 903, l’attuale cittadina di Bressanone, per secoli addirittura capitale dell’Alto Adige. La si visita attraversandone i ponti e le vie porticate, la si apprezza intrufolandosi nello sfarzo del Duomo, custode di esemplari affreschi gotici, e la si gusta nel calore della sua cucina. Facendosi raccontare dagli ospiti, tra una fetta di speck e un buon bicchiere di Müller Thurgau o di Sylvaner, una delle tante leggende che abitano la zona. Come quella del Lauterfresser, uno stregone che compiva i suoi malefici in valle Isarco ed era in grado di sfuggire alle guardie grazie al potere di trasformarsi in zanzara quando toccava il terreno. Fino al giorno in cui i gendarmi lo sorpresero nel sonno, portandolo nel carcere sotterraneo di Rodendo. Lo stregone non poté così trasformarsi in insetto e fu bruciato sul rogo tra Spinga e Rio di Pusteria.


Testo di Andrea Forlani – Pubblicato il 14 dicembre 2010

Crediti fotografici: Associazione turistica Vipiteno, foto di Klaus Peterlin - www.allesfoto.com

 

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