Può sembrare banale, ma un’escursione nella tradizione e nella cultura dell’Alto Adige comincia spesso dando un’occhiata, dall’alto di una seggiovia ipertecnologica, alla cura proverbiale degli alpeggi e delle baite. Si resta stupiti, cioè, dalla perfetta fusione tra modernissime strutture per il turismo e le testimonianze di un’antica civiltà della montagna. E ci si rende conto di come, da queste parti, il progresso non abbia travolto ciò che nei secoli si è depositato per sempre tanto sulle rocce quanto nella mentalità della cordiale gente del posto.
Questo vale soprattutto per la val Gardena, la valle ladina che forse più di ogni altra ha conservato la sua secolare identità e che, allo stesso tempo, è diventata una delle aree sciistiche più attrezzate al mondo. Perché se è vero che a Ortisei, lungo la centralissima via Rezia, non si vedono più i carri trainati dalle mucche ma un rilassato via vai di turisti fra negozi e locali tipici, è vero pure che qui si respira un’atmosfera sospesa a metà tra fine Ottocento e terzo millennio. Merito, ovviamente, degli stessi gardenesi che hanno saputo associare abilmente antico e moderno, senso dell’ospitalità e orgoglio identitario, al punto da coniugare la naturale vocazione turistica del luogo con gli stessi elementi della cultura locale.
Esempio ne è la manifestazione Val Gardena in costume, grande corteo folcloristico che si svolge i primi di agosto, di volta in volta in una delle tre località della valle, e prevede diversi momenti di festa: dalle esibizioni delle bande di Ortisei, Selva, Santa Cristina, Bulla e San Pietro, agli allegri gruppi di ballo e, soprattutto, alla sontuosa sfilata dei valligiani in costume tipico nuziale.
Gli abiti gardenesi dei giorni di festa, infatti, sono famosi per essere tra i più ricchi e preziosi di tutto il Sud Tirolo dato che, a differenza delle altre valli altoatesine, i mercanti di sculture in legno avevano la possibilità, viaggiando, di acquistare accessori e decorazioni pregiati e particolari.
Così, alla foggia originaria dell’antico costume franco-bajuvaro si sono aggiunti, a partire dal XVIII secolo, elementi nuovi e diversi: il lussuoso cappello nero, detto cneidl, ma anche il mantello, la cintura con le posate e il manicotto di pelliccia, tutti elementi caratteristici dell’abito maschile; mentre gli abiti femminili si distinguevano per i preziosi foulard di pizzo – giallo per le donne sposate, rosso per le ragazze nubili – e per i ricercati ornamenti delle acconciature, come gli aghi, i pettini e le bende di seta nera. Ma questi abiti, a conferma che la tradizione è parte integrante della quotidianità, non vengono sfoggiati solo nelle occasioni ufficiali e capita spesso di far colazione in albergo o in garni – la domenica o nei giorni di festa – serviti da ragazze che, con la massima disinvoltura, indossano proprio gli abiti delle loro antenate.
Testo di Davide Francioni – Pubblicato il 18 febbraio 2010
Crediti fotografici: Consorzio turistico Val Gardena
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