Anche quest’anno, per fortuna, è la solita zuppa. Il suo profumo inconfondibile che sa di panna e di vino Terlaner si diffonde scivolando tra le pareti rivestite in legno della stube, appannando i vetri dietro i quali si intravedono scendere grandi fiocchi di neve. E mentre i cucchiai si immergono nel calore fumante della weinsuppe, le parole che corrono da un capo all’altro della tavola apparecchiata raccontano di una giornata spesa passeggiando tra i portici, lungo i palazzi dal volto barocco, e tra le mille luci di piazza Walther, che nei giorni dell’Avvento si veste di sogni e bancarelle per fare di Bolzano la città più natalizia che ci sia.
Dove, in un carosello di cantastorie, vin brulé, melodie dicembrine e pasticcini in cerca di buongustai, si fa allegramente il pieno di ninnoli e regali da appendere o impacchettare a dovere: gli artigiani altoatesini in quanto a dedizione e bravura non corrono certo il pericolo di far brutte figure, e lo dimostrano sfoderando sui loro scintillanti banchetti fantasiose decorazioni per l'albero e sfiziosi oggettini in legno, vetro e ceramica. Senza dimenticare le morbide e calde stoffe. Come quelle impiegate per confezionare i Sarner, le tipiche giacche che, un tempo, i contadini della vicina val Sarentino usavano tessere con grossa lana di pecora e che oggi si trovano in bella mostra, in versione elegantemente rivista e corretta, nelle vetrine dei negozi di moda tirolese.
Ma l’invito allo shopping si trova un po’ in ogni angolo di questa terra: basta spostarsi di una trentina di chilometri e raggiungere Merano per ritrovarsi davanti allo stesso spettacolo di sfavillanti vetrine che emanano calore e buon gusto da ogni poro. Intrufolarsi in un negozio significa inevitabilmente uscirne con un bastimento carico di loden, grembiuli blu, tovaglie e tende tessute a mano. E dopo le compere, è tempo di concedersi un lusso dolcissimo, dimenticando cappotti e nasi arrossati e abbandonandosi al tepore di una tazza di cremosa cioccolata in una delle rinomatissime pasticcerie del centro, dove sarebbe un delitto farsi mancare una fetta di strüdel. Ma dai peccati di gola, si sa, bisogna redimersi, e il lungopassirio sembra fatto apposta. Si passeggia allora costeggiando il fiume, fino a raggiungere quel monumento al Liberty conosciuto come Kurhaus, sorto con il doppio intento di intrattenere gli ospiti della città e di fungere da luogo di cura per malanni di vario tenore. Cure per le quali Merano, con il suo clima particolarmente felice dove anche d’inverno la temperatura scende raramente sotto lo zero, con le sue acque termali e la sua uva ancora oggi utilizzata a scopo terapeutico, divenne ben nota tra i salotti e le corti dell’aristocrazia di tutta Europa.
Testo di Andrea Forlani – Pubblicato il 14 dicembre 2010
Tra fondovalle e montagna un'icona della viticoltura altoatesina
Stili, colori e sapori di una città che cambia volto a ogni angolo
Il fascino del capoluogo altoatesino, dove gli opposti si attraggono
Un grande evento rende omaggio alla storia rinascimentale di Cormons
Grand Tour primaverile inseguendo i profumi della riviera
A viso coperto tra calli e campielli per il carnevale veneziano