Eden di turchese

Un mare cobalto circonda la costa di Sorrento, patria delle Sirene

Una costa impazzita, sospesa tra cielo e mare, strada strappata alla roccia tutta curve e strettoie, disseminata di paesini aggrappati in alto, dove si respirano i profumi di una terra generosa e si gustano gli aromi di una cucina semplice e genuina.

Da Massa Lubrense a Punta Campanella

Si parte da Termini, una frazione di Massa Lubrense, città dell’olio come recita il cartello stradale, tra i tornanti del monte San Costanzo con l’omonima chiesetta che val la pena di visitare. Un sentiero consente di camminare in un paesaggio dove tutto è fatto di olive e ciuffi di ginestre e mirto. Il panorama è dominato dalle alture del Deserto e di Santa Maria della Neve dove, poco oltre, si può ammirare l’insenatura di Ieranto. Raggiungendo il piazzale della chiesa di San Costanzo si gode un panorama stupendo: a destra il mare di Salerno e a sinistra il golfo di Napoli.
Il sentiero dopo la pineta prosegue verso Punta Campanella, il suolo antico, il percorso del promontorium Minervae, dove la torre dedicata alla dea, costruita dall’angioino Roberto, si dice che all’arrivo dei pirati ne segnalasse la presenza con una campanella. Oggi è un faro che scandaglia almeno 15 miglia. Lì vicino i resti di una villa romana e una epigrafe in lingua osca che testimonia la presenza di popolazioni italiche in una zona da sempre considerata colonizzata dai Greci.

Gli scogli delle Sirene

Da Sant'Agata sui Due Golfi prendendo la via Pedara da Torca si scende, fra mirto e lentisco, sulla piccola spiaggia chiusa dove si trovano i ruderi romani di una villa patrizia. Il bellissimo fiordo ha di fronte a mezzo chilometro tre isolotti: Isca, di proprietà di Luca De Filippo, figlio del grande Edoardo, che qui volle costruirsi una casa col panorama a 360 gradi; Vetara, scoglio di 36 metri, che gli antichi marinai identificavano con le Sirene, disseminate qua e là per irretirli con le loro lusinghe d’amore e poi distruggerli; Crapolla. Poco distante, a Marina del Cantone, con una spiaggia di sabbia e ciottoli, una chiesetta, un tramonto di fuoco e la cucina della Taverna del Capitano che si basa sugli ingredienti tipici del pescato giornaliero.


Testo di Carlo Galimberti – Pubblicato il 25 maggio 2010

 

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