Immaginari d'autore

Di parco in parco, come passeggiando tra le pagine dei libri

Ogni regione italiana, e questo si sa, possiede un tesoro di bellezze naturali e artistiche. Ciascuna regione però, e questo è forse meno scontato, dispone anche di un patrimonio fatto non tanto di luoghi e di cose, quanto di storie ed emozioni, di tracce lasciate dall’eredità culturale delle genti che le hanno abitate e degli artisti che, soggiornandovi per qualche giorno o per anni interi, hanno saputo immortalarne il fascino. Preservare questa ricchezza è un compito oggi spesso affidato ai Parchi culturali, il cui numero sta velocemente aumentando un po’ in tutta la penisola. All’avanguardia in questo senso è senz’altro la Liguria: basti pensare che l’intera Riviera di Levante, può essere esplorata passeggiando, è il caso di dirlo, di parco in parco.

Cinque Terre: echi montaliani

Le Cinque Terre, Parco nazionale e patrimonio dell’umanità che ha davvero poco bisogno di presentazioni, sono una sfida della natura che l’uomo ha saputo cogliere e vincere, dando ai borghi che le popolano quella forma a metà tra l’addomesticato e il selvaggio che è la cifra del loro fascino.
Giungendovi in treno, alle Cinque Terre, le si scopre “a guizzi, a spicchi, a frammenti fulminei e abbaglianti”: o almeno così narra Eugenio Montale, illustrissimo cittadino di Monterosso e poeta eccellente cui è dedicato l’omonimo Parco letterario, curato dalla Fondazione Ippolito Nievo. Un parco emozionale fatto di case, sentieri, muretti a secco, di nidi di falchi e di gabbiani, di paesaggi assetati e spiagge sulle quali vanno a posarsi gli ossi di seppia.
La casa dell’infanzia di Montale, la “pagoda giallognola”, come affettuosamente lui stesso la chiamava, è ancora lì, con le due palme a far da guardia; e lì ancora sono i sapori, come quello del mitico Sciacchetrà cantato addirittura da Boccaccio, e i colori, il verde degli olivi, il blu del mare e il giallo dei limoni, il cui profumo, è ancora Montale a raccontarlo, è la parte di ricchezza che tocca anche ai poveri.

Lerici e il Golfo dei Poeti

“… Come descrivere le colline, le case alte rosa gialle e bianche, e il mare color porpora scuro, davvero, non per finta, che non rompe in ondate, ma di tanto in tanto è percorso da un piccolo fremito, come quello che attraversa un campo di grano…”. A parlare è Virginia Woolf, la scrittrice inglese che trascorse a Lerici parte delle proprie vacanze italiane nel 1933: protagonisti le colline, le case e il mare di un golfo tra i più famosi della Liguria, e certo il più amato dagli artisti, tanto da essere ormai conosciuto come Golfo dei Poeti.
L’appellativo lo coniò Sem Benelli, autore del dramma La cena delle beffe, e non si può che trovarlo azzeccato, soprattutto pensando a un poeta in particolare, il romantico e sfortunato Percy B. Shelley, che in queste acque annegò nel 1822, mentre la moglie Mary, fresca creatrice del mostro di Frankenstein, lo attendeva a Villa Magni, a San Terenzo. Qui passarono anche Henry James, Lord Byron e D.H. Lawrence, e qui, a Tellaro, ebbe casa Attilio Bertolucci.
Oggi l’intera area compone il Parco culturale Lerici – Golfo dei Poeti, e programmarvi una vacanza riserva agli amanti delle suggestioni letterarie emozioni impagabili.


Testo di Chiara Chinellato Norbedo – Pubblicato il 18 febbraio 2010

Crediti fotografici: Agenzia In Liguria

 

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