La bellezza abita qui

Sulle tracce delle più spettacolari dimore storiche capresi

Il primo a innamorarsi di Capri fu l’imperatore Tiberio, che non a caso qui si fece costruire una grandiosa villa a strapiombo sul mare, con una vista superba sulla Penisola Sorrentina. Prima di lui c’erano stati Augusto e prima ancora le Sirene, a tentare con il loro irresistibile canto ammaliatore i naviganti che solcavano le italiche acque.

Le ville imperiali

E forse qualcosa di questa seducente presenza è sopravvissuto nel fascino di quella che molti considerano la più bella delle isole partenopee, al cui incanto non rimasero indifferenti i Romani, ma nemmeno scrittori, artisti e pittori di ogni epoca e nazionalità. Lo splendore di Capri conquistò a tal punto i potenti latini che, si dice, qui fecero erigere ben dodici dimore imperiali, delle quali oggi non sopravvivono che i ruderi di due: villa Damecuta, situata all’estrema punta nord-occidentale dell’isola e villa Jovis, collocata nel promontorio orientale di fronte a Punta Campanella.
La prima, costruita in età giulio-claudia e abbandonata nel 79 dopo Cristo in seguito all’eruzione del Vesuvio, con grande probabilità era raggiungibile direttamente dal mare. Gli scavi hanno messo in luce solo parte della complessa struttura abitativa, tra cui una lunga loggia panoramica porticata affacciata sul golfo di Napoli. La seconda fu la residenza di Tiberio, che qui scelse di trascorrere gli ultimi anni di vita. La struttura, costituita da più piani per adattarsi ai dislivelli del terreno, comprendeva un quartiere di rappresentanza, gli alloggi servili, la residenza vera e propria dell’imperatore e un grande complesso termale.

L'isola cosmopolita

Dagli ozi degli aristocratici Romani di tempo ne è ormai passato e la vocazione turistica dell’isola ebbe la sua reale consacrazione tra la fine dell’800 e l’inizio del ’900, quando Capri fu scelta come luogo privilegiato di residenza da viaggiatori provenienti da tutto il mondo, che qui si fecero costruire splendide dimore dove ritagliarsi una parentesi di pace, tutta per sé. Emblematica, in questo senso, è la celebre villa San Michele, fatta costruire ad Anacapri nel 1885 dal medico svedese Axel Munthe sui ruderi di un’antica cappella: articolata su più livelli, è dotata di uno straordinario belvedere circolare scenograficamente affacciato sul golfo di Napoli.
Oltre a dedicarsi alla medicina, Munthe fu anche scrittore, amante degli animali e della musica, passione condivisa con la regina di Svezia, la quale accompagnava spesso al pianoforte la sua bella voce da baritono durante i soggiorni capresi. Oggi il complesso ospita anche un museo, nonché un parco per la protezione degli uccelli migratori e della flora mediterranea.
Nella parte più mondana dell’isola sorge invece la stupefacente villa Malaparte, commissionata all’architetto Adalberto Libera nel 1938-40 dallo scrittore e giornalista Curzio Malaparte. A picco sul mare, l’edificio rappresenta un riuscito connubio tra l’asperità del terreno e l’essenzialità dell’architettura razionalista.


Testo di Marina Mion – Pubblicato il 18 febbraio 2010

Crediti fotografici: Capritourism

 

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