Al pari del vetro di Murano, la lavorazione del merletto di Burano è considerata una delle produzioni artigianali caratteristiche della laguna di Venezia. Tramandata ancora oggi con passione da un esiguo numero di merlettaie custodi della tradizione, quest'antica arte, sviluppatasi nella Serenissima intorno al Cinquecento, vanta, nella mitologia isolana, un’origine favolosa.
Si racconta infatti di un giovane pescatore che dovette imbarcarsi per lungo tempo, lasciando la fidanzata. Quando la nave si trovò a passare in un luogo abitato da sirene, tutti i marinai si gettarono in acqua ammaliati dal loro canto, tranne il giovane, che resistette grazie all’amore per la sua bella. La regina delle sirene, colpita da tanta fedeltà, fece sorgere dal mare una corona di schiuma e la trasformò in un velo da sposa che regalò al pescatore. E tale era la magnificenza di quella trama che le ragazze dell’isola tentarono di riprodurla con ago e filo: era nato il merletto. Lo sviluppo dell’arte vera e propria si deve, attorno al Cinquecento, all’interesse della dogaressa Morosina Morosini, cui riuscì l’impresa di passare alla storia non tanto per il nome inclemente quanto per la grazia con la quale realizzava ricami con il cosiddetto “punto in aria”, ovvero lavorando senza utilizzare supporti come telai o tomboli.
Soppiantato quasi del tutto dopo la caduta della Serenissima, il ricamo ad ago rinacque nel 1872 grazie all’interessamento della contessa Adriana Marcello e con l’istituzione, da parte di Paolo Fambri, della Scuola del merletto, che sopravvisse fino al 1973, quando venne definitivamente chiusa. La difficoltà del lavoro, i tempi lunghissimi – per ottenere una tovaglia di merletto è necessario il lavoro di dieci artigiane per circa tre anni – e la crescente difficoltà di difendere il prodotto da contraffazioni meno preziose ma più economiche ne hanno segnato il destino. Oggi i segreti della lavorazione della “schiuma di mare” appartengono a pochissime merlettaie, che li tramandano a chi abbia capacità e pazienza per impararli, ma i negozi di Burano sono comunque ben forniti dei loro preziosi manufatti, e per i curiosi esistono la Scuola del merletto, dove si possono osservare le artiste al lavoro, e il Museo del merletto, entrambi ospitati in un bel palazzo di piazza Galuppi.
Testo di Chiara Chinellato Norbedo – Pubblicato il 22 aprile 2010
Un'isola che pare uscita dalla scatola dei giochi di un bambino
Echi di preghiere sussurrate tra le calli segrete della laguna
A passeggio per vie e piazze del capoluogo della Marca
Dalie, tulipani e verdi rarità sulle sponde del lago Maggiore
A caccia del regalo perfetto tra i mercatini della valle Isarco
Olio e vino d’autore nelle belle cornici di borghi e vallate