Ladri di mare

Due note trappole per anguille dal grande fascino naturale

Lago o laguna? Appressandosi ai due più estesi bacini d’acqua dell’Italia meridionale, quelli di Lesina e Varano, lì dove la Foresta Umbra lascia spazio alla fascia litoranea del Parco nazionale del Gargano, la domanda potrebbe in effetti sorgere. I canali attraverso cui comunicano con l’Adriatico – l'Acquarotta e lo Schiapparo nel primo caso, le foci di Varano e Caporale nel secondo – li fanno rientrare piuttosto nella seconda definizione. E se per ogni laguna che si rispetti c’è un lido, un tombolo o un istmo, i laghi di Lesina e Varano non fanno certo difetto, inanellando alla distesa azzurra, rispettivamente, i cordoni litoranei di Bosco Isola e Isola Varano.

Nel segno di San Michele

Scivolando, a bordo di canoe e kayak, oppure delle tipiche imbarcazioni locali battezzate sanhr, attraverso i canali navigabili del lago di Varano, ci si inoltra in una fitta vegetazione formata da pini, eucalipti e canneti mossi da numerose specie selvatiche, ospiti della Riserva naturale. Queste acque, che secondo la tradizione locale avrebbero sommerso l’antica città di Uria di Plinio e Strasbone, sono note per la grande pescosità, cui contribuiscono in particolare le anguille. I flessuosi sottomarini rientrano anche tra le leccornie valorizzate nella sagra del pesce di Cagnano Varano, la cui fama è legata anche alla miracolosa grotta di San Michele Arcangelo. Alimentato da sorgenti subacquee e utilizzato durante il primo conflitto bellico come base per sommergibili e idrovolanti, il lago di Varano offre una lunghissima spiaggia di sabbia fine protetta dalla pineta, ma è ambita meta anche degli appassionati di birdwatching e per i suoi itinerari da percorrere in bicicletta alla ricerca di gradevoli suggestioni salmastre.

Melmose, dolci acque

Di particolare pregio naturalistico, con una concentrazione di uccelli migratori paragonabile a quella del delta del Po, è anche il biotopo della laguna di Lesina, suddivisa in due bacini di cui il più lungo denominato Sacca Orientale. Qui sfociano anche i fiumi Lauro e Zannella, responsabili della leggera dolcificazione del bacino, con composizione simile a quella marina e profondità straordinariamente ridotta, in media intorno ai 70 centimetri con picchi di 1,5 metri. I boschi dell’oasi sono un vivace laboratorio ecologico che riserva anche qualche sorpresa per i botanici, tra cui l’endemico cisto di Clusio, vera star tra un parterre di essenze mediterranee formato da delegazioni di mirti, ginepri, lecci e corbezzoli.

Medioevo lagunare

Per lungo tempo nell’orbita dell’abbazia di Montecassino, il lago di Lesina custodisce anche un folto repertorio di memorie e leggende medievali: come quella che vuole cavalieri e paggi del conte Petrone dati in pasto ai pesci quando, in occasione di un banchetto organizzato per la contessa Matilde di Canossa, attentarono all’onore del suo seguito di damigelle. Oppure il suggestivo colpo d’occhio offerto dalla croce del campanile di San Clemente, sorgente dalle acque in ricordo di un antico convento sommerso da un maremoto. Rimandi storici che popolano l’estate lesinese con rievocazioni, sfilate storiche e manifestazioni gastronomiche a base di anguilla e non solo.


Tsto di Laura Guerra – Pubblicato il 10 ottobre 2011

Crediti fotografici con licenza CC: filippotasca, Ferdik, gdcesare, Gilles San Martin, Giuseppe Bruno, Giuseppe Quattrone, googlisti, vanholy

 

 

Appunti di Viaggio

Inserisci tu il primo Appunto di Viaggio!

 

Per inserire i tuoi Appunti di Viaggio » Registrati

 
 
 

Fotogallery

 

Servizi correlati