"Marieta monta in gondola che mi te porto al Lido”, sussurra una vecchia aria veneziana. Come se fosse cosa da nulla!… Tanto per cominciare la gondola dondola – poggiata com’è sul pelo dell’acqua – e capita di soffrire il mal di mare; poi il gondoliere gode fama di essere sì galante seduttore, ma pure un po’ mascalzone, e dal centro storico al Lido la traversata è lunga. Capitasse oggi, oltretutto, Marieta dovrebbe forse temere l'onorario del gondoliere, piuttosto che le sue le mire. Ciò nonostante vale indiscutibilmente la pena di concedersi una gita a bordo dell'istituzone storica di Venezia, simbolo più amato della città.
La gondola, undici metri di lunghezza per 1,42 di larghezza, è costruita in legno: rovere, larice, abete, olmo, noce, mogano, ciliegio e tiglio sono quelli utilizzati, ciascuno in assi prive di difetti, con venature regolari e curvatura funzionale agli elementi che ne verranno ricavati. Il legno viene tagliato, fatto stagionare e quindi piegato dolcemente, secondo tecniche antiche che si tramandano di padre in figlio o di maestro in apprendista, in quelle fucine delle meraviglie che sono gli squèri. Squèro – forse dal termine dialettale squara, che stava a indicare la squadra come strumento di lavoro – è il cantiere per le piccole imbarcazioni di legno. Qui dai tempi della Serenissima venivano costruite imbarcazioni di ogni tipo, fino a quando la nascita dell’Arsenale non ne limitò di molto l’attività, portando di fatto gli squerarioli a concentrarsi sulla produzione di gondole e altre barche tipiche.
Ancora oggi costruire una gondola richiede parecchi mesi di lavoro paziente: dalla predisposizione del cantièr – una trave di legno sulla quale verrà impostata la struttura dell’intera imbarcazione – all’inserimento delle fiancate, dette serci, fino al rinforzo dello scafo mediante assi chiamate copi e al riempimento delle fessure rimaste tra gli elementi con stoppa, per impedire le infiltrazioni. Questa l’ossatura: per le finiture entrano in gioco nuovi, raffinati artisti. I remèri, innanzitutto, che danno forma ai remi e alla forcola, lo specifico pezzo di legno incavato nel quale si inserisce il remo. Poi i fravi, cioè i fabbri, che forgiano le parti in acciaio della barca e in particolare i ferri di prua, caratteristiche sagome a pettine dotate di sei denti anteriori e di uno posteriore, che si dice rappresentino i sei sestieri in cui è divisa Venezia e l’isola della Giudecca. Poi ancora gli intagiadori e gli indoradori, incaricati di intagliare e dorare elaborate figure decorative su parti più o meno estese della gondola, gli otonài, creatori dei tipici cavalli marini che abbelliscono la parte centrale ai lati dell’imbarcazione e i tapessièri, che approntano i cuscini e l’arredo, lavorando stoffa e pelle. A questo punto la gondola è pronta per il suo gondoliere. Abbigliato dai migliori sarti, cappellai e calzolai, non potrà che proseguire la tradizione del rubacuori. In fondo, e certo lo sapeva bene anche la finta ingenua Marieta, “a Venessia l’amor se fa in gondoeta”.
Testo di Chiara Chinellato Norbedo – Pubblicato il 28 maggio 2010
Abboccare all’amo dei sapori del Garda e poi su fino alla vetta