A potersi librare in volo l’anima verde di Venezia salterebbe all’occhio, tanto fitto è il reticolato di cortili e spazi alberati che disegna una città alternativa e, soprattutto, segreta. Non avendo le ali, il percorso per scoprirla è più tortuoso, ma si può compiere, e la meraviglia è dietro ogni angolo.
O dietro ogni portone, come nel caso di palazzo Cappello, dimora del XVII secolo e attuale sede della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio del Veneto orientale, la cui facciata rosa si riflette nel rio Marin, a poche calli dalla stazione ferroviaria. Una corte che ospita limoni in vaso e statue di imperatori, con piccole aiuole che in primavera si colorano di narcisi, lillà e giacinti, introduce alla cancellata cui montano la guardia due statue, e che segna l’ingresso al giardino vero e proprio.
Nei pressi del ponte delle Guglie, il giardino Savorgnan è uno dei pochi spazi verdi cittadini aperti al pubblico, e ospita circa 200 alberi, tra cui lecci e ginkgo biloba di un’imponenza stupefacente, se si pensa alla scarsissima fertilità del terreno veneziano, leggero, sabbioso e percorso da infiltrazioni salmastre.
Di ben altro tenore l’ambiente ricreato da Carlo Scarpa nel piccolo, raccolto giardino progettato per la Fondazione Querini Stampalia, in campo Santa Maria Formosa: qui gli alberi sono bassi e molto ricercati, come l’“albero dei tulipani” e il melograno da fiore, che anziché produrre frutti arancione colora il fogliame di boccioli screziati; nelle fontane galleggiano ninfee che sembrano di cera, spuntano papiri e nuotano pesci rossi dalla silhouette giapponese, e una gigantesca parete è ricoperta di edera.
Se quello della Querini Stampalia è l’emblema del giardino moderno e razionale, l’hortus conclusus nel convento di San Francesco della Vigna lo è di una tradizione antica, fatta di ora et labora e di energico lavoro orticolo.
Un piccolo orto si ritrova anche nel giardino Contarini Dal Zaffo, a pochi passi dalla chiesa della Madonna dell’Orto. Proprio a ridosso della sacca della Misericordia, sulla quale si affaccia con un colpo d’occhio sensazionale sulla laguna, il giardino circondava la palazzina nota nel Settecento, e ancora oggi, come “Casin dei Spiriti”, dove si tenevano incontri letterari frequentati da illustri veneziani e corteggiati stranieri. Oggi è suddiviso in due parti, la più ampia delle quali ricade all’interno della Piccola casa della provvidenza Cottolengo. Nell’adiacente Casa Cardinal Piazza si trova poi l’altra parte del giardino, che conserva l’antico muro decorato con nicchie e statue.
Sulla stessa fetta di laguna, ma più a valle, sorge quello che è forse il più affascinante tra i fazzoletti di verde di Venezia: è il giardino Rizzo Patarol, citato da storici e botanici come un luogo di delizie naturalistiche da visitare, e oggi inglobato nella struttura del Grand Hotel dei Dogi. Il colpo d’occhio è incantevole: uno spazio sviluppato in lunghezza e interamente colonizzato da alberi altissimi, che gettano su tutto un’ombra vellutata e riposante.
Testo di Chiara Chinellato Norbedo – Pubblicato il 18 febbraio 2010
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