Ti conosco mascherina

A viso coperto tra calli e campielli per il carnevale veneziano

Celati dietro maschere, parrucche e tricorni, migliaia di occhi dipinti di curiosità si alzano verso il campanile di San Marco, mentre coriandoli disegnano in cielo cangianti arcobaleni di carta. Tra pochi secondi un angelo si librerà in volo, suscitando applausi, lanciando confetti e liberando il fiato trattenuto di piccoli arlecchini e giovani damigelle.

Il volo della colombina

Ancora una volta si dà inizio al carnevale, con una cerimonia che sa d’antico e che incita la fantasia ad avventurarsi indietro di secoli, quando un turco, ai tempi della Serenissima, camminando su una fune tesa discese dal campanile sulla balconata del palazzo Ducale per rendere omaggio al Doge. Al volo del turco si sostituì per decenni quello dell’angelo – un “uomo armato di ali” –, fu poi la volta del volo della colombina, interpretata da uno scoppiettante uccello meccanico, prima di tornare infine alla tradizione dell’angelo in carne e ossa. Dalla gremita piazza San Marco scintillanti girotondi di maschere e costumi muovono verso le calli. C’è chi si affaccia sul lento scorrere del Canal Grande, come quel malinconico Pierrot immerso in chissà quali pensieri. O chi scompare dietro un vecchio portone, come quella dama vestita di piume e damaschi rossi, col volto nascosto dietro una maschera d’oro.

Feste in maschera e golose frittelle

Tradizione e mondanità si prendono per mano in queste giornate di febbraio, ballando in maschera nei saloni addobbati di mille candele degli eleganti palazzi veneziani. Palazzo Albrizzi, palazzo Ca' Zanardi, palazzo Pisani Moretta: non solo per vip, ma non certo per tutti, le porte delle dimore nobiliari si aprono agli amanti di sontuosi galà, accompagnati da orchestre, maghi e saltimbanchi rigorosamente in costumi d’epoca. E quando l’araldo avrà annunciato tutti gli invitati, i saloni muteranno in luccicanti macchine del tempo in funzione sino all’alba. Sulle note di Strauss tornerà l’epoca delle dame in guardinfante, dei nei e dei cicisbei; di sottecchi si inseguiranno languidi e complici gli sguardi, in una parata di emozioni d’altri tempi. Non meno sontuosa è la festa per il palato, che nei giorni del carnevale si materializza in un dolcissimo volteggiar di frìtoe, dorate frittelle nate da secolari ricette e da un impasto di farina, uvetta, zucchero, lievito e latte. Chi ha preferito alle feste di palazzo una passeggiata sotto il cielo di Venezia si aggira nel chiasso di calli, campi e campielli con cartocci fumanti di mano in mano.

 

Testo di Andrea Forlani – Pubblicato il 4 febbraio 2011

 

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