E per tetto un cielo

Tra i misteri dell’abbazia di San Galgano anche la spada nella roccia

La val di Merse si diletta a intrecciare leggende secolari che confondono realtà e magia, credenze popolari e usanze religiose, come nel caso del santo eremita e della spada nella roccia, che potrebbe essere stata fonte di ispirazione per il ciclo del Graal e l’epopea di Re Artù e della Tavola Rotonda.

La storia di San Galgano

Tutto ha inizio nel XII secolo quando, a Chiusdino, nasce Galgano Guidotti. Giovane e nobile cavaliere dalla vita dissoluta, Galgano viene convertito in sogno dall’arcangelo Michele e, da eremita, si ritira sul monte Siepi. Qui compie il miracolo di conficcare la sua spada nella roccia e ne adora l’elsa come simbolo della croce di Cristo. Convinto da papa Alessandro III a costruire un’abbazia presso il suo eremo, Galgano muore poco dopo, nel 1181.
Intorno al 1185 i fedeli erigono intorno alla spada nella roccia un mausoleo, unico esempio di architettura sacra senese a pianta circolare, forse ispirata a Castel Sant’Angelo o al Pantheon di Roma, all’Anastasis di Gerusalemme o ancora alle chiese di impianto circolare dedicate al culto dell’arcangelo Michele. Le pareti e il tetto a cupola, in cerchi concentrici di cotto e marmo bianco, richiamano il concetto di infinito. Verso il 1340 alla chiesetta viene aggiunta la cappella affrescata da Ambrogio Lorenzetti.

Splendore e decadenza dell'abbazia

Già dopo pochi anni dalla sua costruzione il mausoleo sulla collina acquisisce importanza e così, tra il 1224 e il 1288, sul pianoro sottostante viene costruita una più capiente abbazia in stile gotico cisterciense, con pianta a croce latina a tre navate. A fianco sorge il monastero. Tra il XIII e il XIV secolo il luogo di culto gode di potenza e splendore ma, in seguito, una lenta e inesorabile decadenza conduce al totale abbandono. Nel 1786 il crollo del campanile travolge parte del tetto e la chiesa finisce per diventare cava di pietra. Il restauro dei primi anni del XX secolo consolida le strutture esistenti e oggi l’abbazia di San Galgano ha per tetto il cielo e un pavimento di erba verdissima, in un’armoniosa fusione di natura e architettura.

Misteri, leggende e arcane coincidenze

Leggende e curiose analogie sono legate a San Galgano: alcune riguardano il corpo del santo, che dovrebbe trovarsi ancora sepolto vicino alla spada. In una teca sono conservate anche due mani mummificate che risalgono al XII secolo; un biglietto le presenta come “le mani degli uomini invidiosi”, che nel 1811 avrebbero tentato di strappare la spada dalla roccia.
Anche l’architettura dell’abbazia riserva misteri e sorprese. La struttura può essere collegata al modello della tomba del sacerdote egizio Meryatum, figlio di Ramses II. In entrambi i casi le proporzioni geometriche corrispondono ai rapporti delle sette note che compongono la scala diatonica naturale, dal do al do. Potrebbe essere questa la prova che i monaci cisterciensi erano a conoscenza dei canoni armonici geometrici che risalgono all’antico Egitto, codici pervenuti a loro forse, proprio come sostiene la leggenda, dai documenti che i Templari portarono in Europa da Gerusalemme.


Testo di Clo Rigoni – Pubblicato il 18 febbraio 2010

Indirizzi consigliati

DOVE DORMIRE

DOVE MANGIARE

SOSTE GOLOSE

VINI E CANTINE

BY NIGHT

BENESSERE E BELLEZZA

 
 

Fotogallery

 
 

Appunti di Viaggio

 

 

Per scrivere un Appunto di Viaggio, entra o registrati a Lifeandtravel.com

 

Servizi correlati