L'altro volto di Torino

Una fitta e misteriosa trama di simboli, miti ed enigmi

Ubicata sul 45esimo parallelo, a metà strada fra Equatore e Polo Nord, dove Dora Baltea e Po s'incontrano, Torino è una città densa di misteri: vertice del cosiddetto triangolo bianco, con Lione e Praga, o del triangolo nero, assieme a Londra e San Francisco? Centro massonico o città fondata dagli egizi? Capitale dell'esoterismo o patria del sacro? Fra mito, storia e leggenda, un viaggio fra i simboli e i monumenti di una Torino occulta e gravida di enigmi.

Fontane diaboliche, fontane angeliche

Uno dei luoghi più neri di Torino è indubbiamente piazza Statuto: situata a ovest della città, e quindi nella zona associata alla tenebre - perché a occidente tramonta il sole -, sorge su un'antica necropoli romana, legandosi storicamente all'idea della morte. A confermare la tetra vocazione del luogo è il monumento commemorativo del traforo del Frejus, inaugurato nel 1879 alla presenza di Umberto I. L'opera, che ricorda i morti sul lavoro durante la costruzione del traforo del Frejus, culmina in una figura maschile alata, di colore nero, con in capo una stella a cinque punte. La lettura esoterica vede nel simbolo pentacuspidato l'emblema della somma conoscenza, per possedere la quale l'uomo, vanaglorioso e inetto a così alta conquista, va incontro alla morte. Ma l'oscura figura non può non ricordare Lucifero, l'angelo ribelle caduto dal cielo, posto in questa piazza perché proprio qui vi sarebbe la porta degli inferi. Di tutt'altra valenza è, invece, la fontana angelica delle Quattro Stagioni, situata in piazza Solferino. Splendido esempio di Art Déco, l'opera appare costruita secondo i principi della massoneria; le quattro statue sono le allegorie delle quattro stagioni, ma le due figure maschili, secondo l'interpretazione esoterica, rappresenterebbero Jachin e Boaz, ovvero le due colonne del tempio di Salomone che, nella simbologia massonica, diventano i principi della sapienza: stabilità e forza.

Gli enigmi della Grande Madre

Fra gli edifici religiosi più ambigui di Torino vi è sicuramente la chiesa della Gran Madre di Dio, costruzione neoclassica eretta fra il 1827 e il 1831. L’edificio è insolito nell’intitolazione, nella forma – simile a quella di un tempietto greco-romano – e nell’iscrizione che, con valore encomiastico, compare lungo la trabeazione del pronao: Ordo Populusque Taurinus ob Adventum Regis, ovvero ‘la nobiltà e il popolo di Torino per il ritorno del re’. La scritta, che celebra il vittorioso ritorno di Vittorio Emanuele I dopo l’abdicazione di Napoleone del 1814, rivela un misterico riferimento di matrice celtica se letta a parole alterne: l’espressione Ordo Taurinus Adventum, infatti, farebbe riferimento a un supremo Ordine del Toro legato all’antica religione druidica. Ma il mito più affascinante sulla Gran Madre di Dio è che essa celerebbe il Graal o ne indicherebbe, con lo sguardo della statua rappresentante la Fede che sorveglia il lato sinistro della scalinata di accesso, il nascondiglio. La reliquia, quindi, si troverebbe nella città che custodisce anche la Sacra Sindone e un frammento della croce di Gesù – conservato, forse, nella basilica di Maria Ausiliatrice – ricostituendo simbolicamente la Trinità. A proposito di Sindone e strane chiese: la Real Chiesa di San Lorenzo, che accolse il sacro lenzuolo prima della sua collocazione nel Duomo, colpisce per la sua cupola; se guardata dal centro della volta si ammira un fiore a otto petali, ma decentrando il punto di osservazione si palesano allo sguardo terrifici volti con un ghigno poco rassicurante. Del resto, la presenza di sguardi sinistri e diaboliche effigi è una costante a Torino: basta fare due passi lungo via Lascaris o via Arsenale e la sensazione di essere osservati non sarà più soltanto un’impressione.

Testo di Marco Gottardi - Pubblicato il 24 ottobre 2011

Crediti fotografici con licenza CC: Ciumby73, Deve82, Eric Borda, Kiki follettosa, Mastino70, My stification, Pablo Torres, Uccio

 

 

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