Torino, come tutte le grandi città, non si può risolvere con una semplice e univoca definizione: in essa infatti coesistono più anime le cui voci sono di volta in volta quelle degli abitanti, delle vie, delle vetrine, dei monumenti, dell’architettura dei palazzi, della storia e, dulcis in fundo, del cioccolato.
Passeggiare per Torino significa entrare in contatto con realtà che, pur diverse, si inseriscono con insospettabile armonia nel medesimo contesto urbano. Dai portici che impreziosiscono alleggerendoli i maestosi palazzi delle arterie centrali, può partire un ideale girovagare che inizia dalla Torino sfavillante e ricca dei caffè storici, luoghi di ritrovo dove ancora oggi si perpetuano gli echi delle atmosfere risorgimentali. Muovendo da piazza Vittorio Veneto ecco allora Fiorio, in via Po, uno dei più noti e amati, frequentato tra gli altri dal conte di Cavour. Ecco in piazza Castello Baratti & Milano, amato da Guido Gozzano, e Mulassano, dagli arredi eleganti e preziosi che ne fecero uno tra i luoghi favoriti dei notabili di casa Savoia e degli artisti del Teatro Regio. Proseguendo verso piazza San Carlo, ecco l’omonimo caffè, aperto nel 1822 e storico punto di incontro di intellettuali e patrioti, mentre il sontuoso Caffè Torino, inaugurato nel 1903 e ben presto divenuto il preferito della casa reale, si segnala per la bellezza dei suoi fregi dorati e dei raffinati caminetti.
Delicati e luccicanti frammenti di storia nazionale, i caffè torinesi sono però depositari anche di un’altra inestimabile tradizione, che in inverno e nel periodo prenatalizio in particolare sovrasta tutte le altre: quella del cioccolato. Torino si affermò come capitale europea del cacao già con l’invenzione della bavareisa, una miscela di caffè, cioccolato amaro e latte. Dell’Ottocento è la nascita del gianduiotto, altra gloria piemontese, primo cioccolatino incartato nella stagnola che vide la luce grazie alle sperimentazioni di Michele Prochet, alla ricerca di un sistema per ovviare alla mancanza di cacao dovuta alle rigide restrizioni sulle merci dell’età napoleonica. Al Novecento appartengono infine nomi che ancora oggi fanno la storia del cioccolato: il già citato Baratti & Milano, con le praline e i cremini, Pfatisch, che nella sede di via Sacchi conserva ancora i macchinari utilizzati per secoli nella lavorazione del cacao, Gerla con le eccezionali creme, e Gertosio, dove alle diverse qualità di cioccolatini si affiancano delizie quali l’indescrivibile torta Sabauda. Un bicerìn, una pralina, un assaggio di torta Sabauda: addolcita la bocca e rinfrancato lo spirito, è un piacere riversarsi nuovamente per le vie della città.
Testo di Chiara Chinellato Norbedo – Pubblicato il 10 febbraio 2011
Crediti fotografici: Giuseppe Bressi e Roberto Borgo
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