Caccia al tesoro

I luoghi in cui il genio del Bernini illumina la Città Eterna

La parola ‘Barocco’ nacque per definire in termini non propriamente positivi quella ridondanza decorativa che caratterizza il periodo tra l’inizio del XVII e la metà del XVIII secolo. Tra i più noti rappresentanti di questo stile vi è senz’altro Gian Lorenzo Bernini: napoletano, si cimentò con enorme successo nel campo della scultura e dell’architettura, ma fu anche affermato scenografo e pittore, diventando punto di riferimento per intere generazioni. Roma è costellata delle sue opere meravigliose e spesso strabilianti, a partire da quelle realizzate per la Basilica di San Pietro, come il colonnato che delimita la piazza omonima e il baldacchino al suo interno, che si narra sia stato costruito utilizzando il bronzo che rivestiva il portico del Pantheon.

Leggendari dissapori per capolavori eterni

Il percorso che si dipana da un’estremità all’altra di via del Tritone ben si presta a fungere da fil rouge tra alcuni degli edifici più significativi del Barocco romano: da un lato Montecitorio, il cui progetto originario si deve proprio al Bernini; dall’altro piazza Barberini, dove sorge l’imponente e omonimo palazzo, alla cui costruzione collaborarono Bernini e un giovane artista svizzero, Francesco Borromini, che sarebbe in breve diventato il suo più acerrimo rivale.
Di buon sangue tra i due non ne correva davvero: a tal proposito si raccontano infinite storie, come quella che volle Bernini scolpire la statua del Nilo, una delle quattro che compongono la sua fontana dei Fiumi, col capo nascosto da un panno per non dover osservare l’antistante chiesa di Sant’Agnese, opera del rivale. Dal canto suo, il Borromini si unì volentieri alla schiera di quanti ritenevano, sbagliando, che la citata fontana non sarebbe mai stata in grado di emettere una sola goccia d’acqua, a causa di presunti errori idraulici.
In assoluto una delle più belle della capitale, la fontana dei Fiumi sorge sulle ceneri di una semplice vasca quadrangolare posta nel mezzo di piazza Navona e utilizzata per far abbeverare i cavalli. Nella stessa piazza c’è anche la fontana del Moro: iniziata da Giacomo Della Porta nel 1574, che riciclò quattro tritoni destinati a ornare la fontana di piazza del Popolo, fu radicalmente modificata dall’intervento del Bernini.

I simboli intramontabili di Roma

Pare sia però un’altra l’opera berniniana più fotografata della capitale, ossia la Barcaccia, che zampilla pigramente ai piedi della Trinità dei Monti. La figura scolpita del sole, da cui sgorga l’acqua, è un simbolico riferimento alla sua famiglia, al pari delle api che decorano la fontana del Tritone in piazza Barberini, voluta dallo stesso pontefice.
ll genio del Bernini permea anche numerosi edifici religiosi, come la chiesa a pianta ellittica di Sant’Andrea al Quirinale, commissionatagli nel 1658 dal cardinale Pamphilij e ritenuta a ragione il suo capolavoro. Addirittura si dice che l'architetto fosse tanto soddisfatto della sua opera da soffermarsi, una volta giunto in età avanzata, a rimirarla all'interno della chiesa per ore ed ore.


Testo di Virginia Stefani Pubblicato il 28 maggio 2010

 

 

Appunti di Viaggio

Inserisci tu il primo Appunto di Viaggio!

 

Per inserire i tuoi Appunti di Viaggio » Registrati

 
 

Indirizzi consigliati

 
 

Fotogallery