Opera architettonica progettata dal grande umanista Leon Battista Alberti, il Tempio Malatestiano è uno dei monumenti simbolo della Rimini quattrocentesca, un gioiello incompiuto del Rinascimento emiliano il cui apparato iconografico è non sempre di chiara lettura. Eretto attorno alla preesistente chiesa di San Francesco, questo tempio-mausoleo voluto da Sigismondo Malatesta è una chiesa sui generis: riferimenti pagani, simboli esoterici, oscure allegorie e dotti rimandi filosofici ne fanno un edificio misterioso, così poco ortodosso che papa Pio II lo definì un "tempio di infedeli adoratori del demonio".
Fra gli elementi che più si prestano a un'ambigua interpretazione, il monogramma costituito dalle lettere S e I intrecciate è una delle decorazioni più ricorrenti del Tempio: si tratta semplicemente della firma di Sigismondo Malatesta o sono possibili altre letture? La sillaba is, ripetuta, forma la parola Isis, ossia il nome della dea Iside, divinità chiave nell'ermetismo rinascimentale, dottrina filosofica molto in voga nel '400 che si rifaceva alle antiche rivelazioni del Corpus Hermeticum, ovvero a quel sapere - esoterico perchè nascosto ai più - che affascinò anche il filosofo bizantino Giorgio Gemisto Pletone, le cui ceneri furono portate a Rimini - direttamente dalla città greca di Mistrà - da Sigismondo Malatesta, che le fece deporre in uno dei sarcofagi che adornano il lato destro del Tempio. Accanto al monogramma malatestiano, il simbolo più ricorrente nel Tempio è la rosa, fiore sacro a Iside nella sua accezione di dea dell'amore e della fecondità. Altra insegna molto frequente e legata al Signore di Rimini è l'elefante, simbolo di pudicizia, fedeltà, temperanza e castità: proprio le qualità che dovevano avere i sacerdoti e le sacerdotesse di Iside.
Nondimeno, i bassorilievi del Tempio Malatestiano rivelano, dietro l'ornamentale motivo astrologico, un'iconografia di non facile decifrazione. I marmi che fregiano la cappella dei Pianeti, realizzati da Agostino di Duccio a partire dal 1455, sembrano delineare un percorso allegorico di conoscenza che cela rivelazioni di carattere ermetico. La formella che ritrae Mercurio, ad esempio, rimanda al Mercurio Trismegisto che possiede l'arcana sapienza della vita spirituale e naturale. La raffigurazione del segno zodiacale dell'Ariete, con un triangolo bianco stellato che compare dietro la testa dell'animale, può essere letta come un'allegoria di Cristo e quindi come simbolo della vita e della forza creatrice che vince sulle tenebre. L'inconografia dell'Acquario è ancor meno convenzionale: non compare, infatti, il classico vaso sgorgante d'acqua, bensì un giovane proteso verso una nube, forse Aristeo - figlio di Apollo e Cirene -, qui identificato con la sapienza che salva l'uomo dai mali della natura. Insomma, si tratterebbe di un ulteriore elogio della conoscenza, della virtù e di quella hominum dignitas che la cerchia di eruditi del cenacolo malatestiano andava in quegli anni esaltando attraverso un dotto ed esoterico apparato di simboli: un'altra sublime manifestazione dell'Umanesimo italiano.
Testo di Marco Gottardi - Pubblicato il 9 gennaio 2012
Crediti fotografici: Archivio Fotografico Apt Servizi srl - Regione Emilia Romagna
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