Alle prime luci dell’alba di quel gelido 27 febbraio del 493, mentre le ombre dei vascelli ostrogoti fluttuano sinistre al largo della costa ravennate, il vescovo Giovanni decide che il momento di entrare in gioco è arrivato. Un convincente colloquio con Odoacre, re dei barbari e padrone della città, spinge il sovrano a trattare la resa: che le porte della città vengano dunque aperte, e Teodorico sia lasciato entrare...
Il re ostrogoto era ariano, e fu quindi a quella eretica dottrina che dedicò gli edifici che fece innalzare. Tra essi il contendente più quotato a guadagnarsi il gradino superiore del podio è la basilica di Sant’Apollinare Nuovo che, se può dirsi orgogliosa del suo tipico campanile cilindrico e del suo “recente” make-up cinquecentesco che la adornò di un portico in marmo, può ben montarsi la testa quando l’attenzione dello spettatore si posa sui suoi mosaici, i più estesi per dimensioni di tutta Ravenna. Su queste pareti scintillanti sono immortalati martiri e vergini: i primi si muovono in processione dal palazzo di Teodorico, guidati da san Martino in direzione del Cristo benedicente; le seconde camminano precedute dalle vivaci figure dei re Magi. Meno severi sono, invece, gli sguardi delle fanciulle in visita alla Pinacoteca comunale che si affaccia sul giardino pubblico, dove una bella statua funeraria, realizzata da Tullio Lombardo poco meno di 500 anni or sono, gode di continue e insistite attenzioni femminili. Ovvio, visto che lo schiocco di un bacio sulla diafana e marmorea pelle di Guidarello Guidarelli, l’uomo d’arme celebrato dalla statua, garantirà entro l’anno lanci di riso, bomboniere e una fede al dito.
A vederlo dall’esterno, invece, l'edificio a croce latina del mausoleo di Galla Placidia si direbbe quasi anonimo, ma una volta dentro non c’è sguardo che non sia di stupore al cospetto dei mosaici stellati che rivestono la volta. Un blu così lo si trova solo nei bazar d’Oriente, dove ai colori caldi delle spezie si affiancano quei sacchi magnetici contenenti polvere di indaco. Questo cielo notturno fatto di tessere e punteggiato di fiori non ha mai mancato di far sognare i viaggiatori che gli recano visita colpiti da questi colori naturali. Galla Placidia aveva già abbandonato da un secolo la vita terrena, quando un’altra e magnifica basilica fece la sua comparsa all’interno delle mura cittadine: consacrata nel 547, San Vitale prende le mosse da due ottagoni concentrici, il più interno dei quali si è assunto l’onere e l’onore di sorreggere la cupola. I marmi, gli affreschi, e soprattutto i coloratissimi e immancabili mosaici, questa volta bizantini, la consegnano alla storia dell’arte mondiale: sono ben otto i monumenti ravennati patrimonio dell’Unesco. Una città che si fregia inoltre d'aver ospitato, nell'ultimo anno di vita, il sommo poeta Dante Alighieri, del quale conserva le preziose spoglie.
Testo di Andrea Forlani - Pubblicato il 29 luglio 2010
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