Notti e nebbie

Vie eleganti e quartieri bohémien all’ombra della Madunina
È una densa nebbiolina quella che, spesso, nelle fredde giornate autunnali avvolge ogni cosa e trasmette un vago senso di malinconia. Quasi fantasmi che appaiono e scompaiono, i passanti brulicano frenetici per le strade di una città laboriosa, trafficata, mai stanca di operare e di creare. Basta percorrere lentamente le sue vie, guardarsi un po’ intorno e lasciarsi catturare da atmosfere che sanno di storia, di arte, di vita.
Porta Ticinese e il Duomo
A porta Ticinese sono proprio le case a rivelare l’autentico carattere popolare quando risuonano delle voci che da un cortile rimbrottano a una linghera, la balconata interna, ed è sempre a porta Ticinese che un tempo le lavandaie andavano a sfregare i loro panni sul brellin, una sorta di tavola in legno. Ora di notte i locali si animano e le loro spirali luminose invitano al divertimento tra musica, cocktail e una cenetta a lume di candela. Ma un tempo i navigli erano principalmente canali navigabili deputati al trasporto delle merci. E fu proprio grazie a essi che i marmi per la costruzione del Duomo giunsero a destinazione. Era il lontano 1386 quando probabilmente venne messa in posa la prima pietra. Gian Galeazzo Visconti concesse il prelievo gratuito degli esclusivi marmi di Candoglia che, uno sull’altro, andarono a formare quella che doveva essere una delle massime espressioni della cristianità. Una mole impressionante dove tutto è iperbolizzato, ma che conserva l’incanto di quell’oro baluginante dalla guglia più alta: è la Madonnina, colata fulgente datata 1774, che gioca con il sole, non teme la pioggia e nelle giornate più limpide spazia con lo sguardo fino al Resegone.
Dalla galleria Vittorio Emanuele a via Montenapoleone
E dopo una foto in piazza è la Galleria ad accogliere i curiosi. Aperta nel 1867, di vent’anni più anziana della parigina torre Eiffel, è il trionfo del ferro e del vetro, dei fregi e dei mosaici, in un’alquanto strana compenetrazione di elementi. Le conversazioni attorno ai tavolini del Biffi o del Savini, i due ristoranti-bar più raffinati del centro, fanno quasi eco nel lungo corridoio, mentre passi formicolanti si aggirano tra i negozi sostando davanti a vetrine in cui svettano oggetti di ogni sorta. E il quadro non doveva essere molto diverso in quella fine Ottocento quando il salotto di Milano fungeva da punto d’incontro della vita artistica e intellettuale. Da piazza San Babila a via Bagutta il passo è breve e gustare in trattoria un risottino alla milanese è un rito a cui non ci si può sottrarre. Sulle tavole di oggi è felice l’abbinamento con un saporito ossobuco, e ben ristorati è quasi d’obbligo una passeggiata lungo i prestigiosi marciapiedi della via dell’eleganza per eccellenza: Montenapoleone. E tra boutique, antiquari, gioiellerie, sartorie e saloni di bellezza c’è da rifarsi gli occhi. Ma signorili lo sono anche via Manzoni e piazza Belgioioso con quei palazzi imponenti, dai portoni massicci, antica residenza di famiglie facoltose.
Largo all’arte in tutte le forme
Leccornie a parte, come non rimanere rapiti dai tesori della Pinacoteca di Brera? E anche all’esterno il quartiere è tutto particolare, una sorta di Montmartre milanese, crogiuolo di artisti, raffinati artigiani e personaggi sui generis, retaggio di un passato a metà strada fra il bohémien e lo scapigliato.
A questo punto, dopo tanto girovagare, necessita una capatina nei sotterranei dove le tre linee della metropolitana, novelle Caronte, congiungono a raggiera le varie zone della città. E se un tempo il lento gamba de legn, il mitico vecchio tram, bofonchiava arrancando per il selciato cittadino, oggi in poche fermate ci si ritrova al Castello più celebre di Milano, protetto da un ormai asciutto fossato. Prima visconteo e poi sforzesco, testimone di fasti e di tracolli, è oggi sede di uno dei più importanti complessi museali italiani.


Testo di Iris Motta – Pubblicato il 15 ottobre 2010
 

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