Dal convento di fra’ Cristoforo alla casa di Lucia, dal palazzotto di Don Rodrigo a casa Manzoni: quartieri, rioni, edifici e strade di una Lecco sospesa fra concretezza urbanistica e volo letterario rievocano alcune delle pagine più belle dell’opera manzoniana.
Fra realtà e finzione, fra accertamento filologico e suggestiva ipotesi, una certezza: il quartiere di Pescarenico. È questo l’unico borgo lecchese esplicitamente citato da Manzoni, che lo descrive come “un gruppetto di case, abitate la più parte da pescatori, e addobbate qua e là di tramagli e di reti tese ad asciugare.” Appena fuori il piccolo insediamento rivierasco, dove ancora su un fitto intreccio di angusti viottoli si affacciano le vecchie dimore con ballatoio in legno, si rinvengono le tracce del convento di fra’ Cristoforo, sostegno e guida spirituale di Lucia che preparerà il piano di fuga per i due innamorati: teatro della sofferta ma inevitabile dipartita è la foce del fiume Bione, a breve distanza dall’abitato di Pescarenico.
Durante l’addio ai “monti sorgenti dall’acque”, Lucia getta uno sguardo malinconico verso il paese d’origine fino a scorgere “la sua casetta” e “la finestra della sua camera”. Il “suo paesello” è con ogni probabilità il rione di Olate e l’abitazione conserva ancora il piccolo cortile descritto da Manzoni. Attraversando l’abitato si giunge sul sagrato della parrocchiale dei santi Vitale e Valeria: è la chiesa nella quale Renzo e Lucia coronano il loro sogno d’amore, a fianco della quale, con un po’ di fantasia, si possono ancora intravedere le sagome del prete e della perpetua affacciarsi dalla porticina della casa parrocchiale.
Fra gli edifici scorti da Lucia nella sua panoramica d’addio vi è anche il palazzotto di Don Rodrigo, che “pareva un feroce che ritto nelle tenebre, in mezzo a una compagnia d’addormentati, vegliasse, meditando un delitto.” La costruzione, che domina il borgo di Olate dal promontorio dello Zucco, è oggi un edificio razionalista ma fino al 1938 si poteva ammirare il palazzo cinquecentesco descritto nei Promessi Sposi. Da qui una strada campestre che conduce a Germanedo porta al tabernacolo dell’appostamento – la cosiddetta ‘cappella di via Croce’ –, il luogo dove i bravi intimano al pavido don Abbondio che il matrimonio fra Renzo e Lucia “non s’ha da fare”.
Raggiungendo il quartiere Caleotto si può visitare la casa nella quale Alessandro Manzoni, nato a Milano nel 1785, ha trascorso la sua infanzia e la sua giovinezza, traendo preziosi spunti d’ispirazione per il suo romanzo. La villa ospita oggi il Museo Manzoniano, costituito da dieci sale tematiche che espongono rare edizioni dei Promessi Sposi, manoscritti e cimeli come la culla in vimini dello scrittore. Alcune stanze, inoltre, sono ancora arredate con la mobilia originale risalente al 1818, anno in cui Manzoni, a malincuore, vendette la casa che da oltre due secoli era proprietà di famiglia.
Testo di Marco Gottardi - Pubblicato il 2 settembre 2011
Crediti fotografici: Assessorato al Turismo Provincia di Lecco
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