Dipinti ad arte

Nel cuore dell’Umbria per svelare capolavori della pittura

All’indomani dell’ultimo restauro, terminato nell'aprile del 2006, passeggiare sotto le volte della Basilica superiore di Assisi è un’esperienza prodigiosamente nuova e insieme antica.

Giotto e la rappresentazione della realtà

Con la Vita di San Francesco, nella quale si narrano gli episodi salienti della vita di Francesco, Giotto fa del santo una sorta di eletto, un eroe, allontanandosi forse dal messaggio proprio della dottrina francescana, ma riuscendo a colpire l’osservatore con un’originale miscela di epica monumentalità e cura per il particolare, l’insignificante, il piccolo. Dai fondali emerge poi come anche cavalli e uccelli abbiano diritto di cittadinanza nelle creazioni giottesche, e con essi Assisi con i suoi balconi, le torri, le strade, i panni stesi ad asciugare. Giotto e Cimabue furono i primi, in quel lontano Trecento, a dare allo sfondo un’importanza quasi pari a quella dei personaggi raffigurati.

Il toscano Perugino e il promettente Benozzo Gozzoli

Come la vicina Toscana, solitamente identificata quale principale culla delle arti, anche l’Umbria ospitò tra il Quattro e il Cinquecento un gran numero di pittori di fama, impegnati a lasciare testimonianze della propria abilità. Ad alcuni di essi, anzi, la regione diede anche i natali, com’è nel caso di quel Pietro Vannucci che, nonostante fosse nato a Città della Pieve, passò alla storia con il nome di Perugino. Non per caso, naturalmente: molti dei suoi capolavori si trovano proprio nel capoluogo, a partire dai bellissimi affreschi della sala dell’Udienza del Collegio del Cambio, nel palazzo dei Priori.
Montefalco ospita invece, nella chiesa di San Francesco, oggi Museo civico, un’abside interamente ricoperta dagli affreschi di un giovane Benozzo Gozzoli che già qui diede dimostrazione di quello stile elegante e quasi ‘divertito’ che gli valse l’amore tanto dei posteri quanto dei contemporanei. La sua presenza in Umbria si ritrova ancora a Narni, Foligno e Orvieto, col suo spettacolare Duomo.

Con Pinturicchio il cerchio si chiude

Interamente frutto dell’opera di Bernardino di Betto, altrimenti noto come Pinturicchio, è invece la cappella Baglioni nella chiesa di Santa Maria Maggiore di Spello, nota agli amanti dell’arte come cappella Bella. E osservandola si capisce perché: l’Annunciazione della parete sinistra, la Disputa nel tempio a destra e l’Adorazione dei pastori e arrivo dei Magi al centro sono forse l’esito più felice dell’arte del maestro perugino. I colori, le dolci rotondità del tratto, che ricordano quelle del coevo Botticelli, e l’armoniosa costruzione delle scene regalano quadri straordinariamente vivaci pur nella solennità dei temi. E rocce, alberi, costruzioni e perfino il mare in lontananza non sono che l’evoluzione di quell’amore per la realtà nelle sue minime sfumature nato ad Assisi nella coraggiosa opera di Giotto, in un cerchio perfetto di rimandi che al genio di Colle di Vespignano non sarebbe dispiaciuto.


Testo di Silvia Martini – Pubblicato il 18 febbraio 2010

 

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