Quando per la prima volta, nel 1882, si trovò a visitare Carpi, lo storico dell’arte austriaco Hans Semper la descrisse come una “sede principesca del Rinascimento”. A distanza di più di un secolo, questa definizione non ha perso la sua validità. Arrivando a Carpi, si ha infatti la sensazione di fare un salto nel passato, nell'epoca gloriosa che l'ha vista trasformarsi da feudo a principato, dapprima sotto la signoria dei Pio di Savoia, poi sotto gli Estensi di Ferrara. Questo periodo d'oro ha lasciato impronte profonde nella struttura e nell'architettura della città: nella regolare planimetria dell'immensa piazza dei Martiri, così come nei monumenti rinascimentali che la circondano.
Considerata, grazie ai suoi oltre 15mila metri quadri di ampiezza, la terza piazza più grande d'Italia, piazza dei Martiri è il cuore rinascimentale di Carpi. Dando le spalle al portico Lungo, un loggiato costituito da 52 colonne che cinge lo slargo sul lato occidentale, si può ammirare in tutta la sua maestosità il palazzo dei Pio – o Castello –, un complesso di edifici accorpati nel corso dei secoli all'antica rocca. Alla famiglia dei Pio di Savoia, che governò Carpi tra il XIV e il XVI secolo, si devono l'ingrandimento della struttura preesistente e la sua trasformazione da fortezza difensiva a corte principesca. Attualmente il Castello ospita tre percorsi espositivi: anzitutto il museo del Palazzo, che raccoglie collezioni di documenti di epoca rinascimentale – dai dipinti alle terrecotte – e di opere xilografiche, oltre che pittoriche, dal Seicento a oggi; vi è poi il museo della Città, dove vengono conservati materiali che testimoniano l'attività dell'uomo a Carpi nel corso dei secoli; il terzo è un museo-monumento, intitolato al Deportato politico e razziale, che ospita, oltre a oggetti appartenuti ai reclusi dei campi di concentramento, opere di celebri artisti quali Picasso e Guttuso.
Spostandosi sul lato settentrionale della piazza, è possibile visitare la cattedrale di Santa Maria Assunta, la cui ideazione si deve ai principali artefici del rinnovamento urbanistico della città: fu infatti commissionata da Alberto III Pio all'architetto Baldassarre Peruzzi, il quale si ispirò ai disegni di Bramante e di Raffaello per la basilica di San Pietro. Il protrarsi nei secoli della sua edificazione ha fatto sì che l'aspetto definitivo della chiesa risulti una somma di stili architettonici e decorativi eterogenei. Se al Cinquecento si riferiscono le dimensioni, la spazialità, l'organo, la statua lignea dell'Assunta (realizzata dal carpigiano Gaspare Cibelli) e il battistero marmoreo, al Seicento risalgono invece la facciata barocca e le tre navate; la cupola settecentesca è opera del carpigiano Carlo Lugli mentre, nel corso dell'Ottocento, maestranze locali si occuparono della decorazione delle pareti interne ed esterne. Numerosi sono anche i dipinti custoditi all'interno della chiesa: si tratta di tele di gran pregio, per lo più a opera di artisti carpigiani.
Testo di Francesca de Facci – Pubblicato il 28 ottobre 2011
Crediti fotografici con licenza CC. Brontolone Salvatore e PEPE50
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