Matilde di Canossa e altre storie

Un emozionante itinerario che si snoda tra passato e presente

Andare a Canossa” è un’espressione che ha avuto grande risonanza internazionale, perché l’episodio storico cui fa riferimento riguarda sentimenti e comportamenti universali come la richiesta di perdono, la mediazione e la sua concessione. Accadde nel gennaio del 1077: piegatosi a necessità tattiche, l’imperatore Enrico IV si recò alla rocca matildica di Canossa, per chiedere il perdono papale. Aspettò per tre giorni, a piedi nudi sulla neve, prima di essere ricevuto e perdonato da Gregorio VII, su pressante preghiera di Matilde. Dal fatto ne guadagnarono tutti e tre: il pontefice riaffermò la sua supremazia, l’imperatore si vide tolta la scomunica e Matilde diventò, anche se per poco, viceregina d’Italia.

L’irresistibile seduzione di Matilde

La figura che più esercita ancora fascino sui contemporanei, al pari di Cleopatra e di Lucrezia Borgia, è senz’altro quella di Matilde di Canossa (1046-1125), nobile donna europea che incarna ideali di bellezza e potere. Il suo feudo si estendeva da Mantova a Lucca, a Firenze, fino alle foci del Po e le sue terre, disseminate di rocche e castelli, disegnano ancor'oggi un interessante itinerario di visita. Il Sentiero Matilde, segnalato da tabelle che riportano la dicitura SM in bianco e rosso, tocca i luoghi simbolici della signoria e attraversa i paesaggi reggiani dalla Via Emilia agli Appennini.

Borghi, castelli e fortezze medievali

Si comincia dal castello di Montecchio, sul fiume Enza, scrigno di tesori provenienti da varie epoche, e si prosegue per Quattro Castella, borgo storico dove si ammirano la statua di Matilde e il castello di Bianello. È qui che a fine maggio sfila il suggestivo corteo matildico, con cerimonie e giochi. Interessante, a questo proposito, anche la rievocazione storica canossiana di Ciano d’Enza, che si svolge a inizio settembre e vede esibirsi le sei contrade matildiche, tra musiche e balli. Il Sentiero Matilde si dirige verso il castello di Rossena e conduce finalmente alla rocca di Canossa, il luogo del perdono, con i resti dell’abside di Sant’Apollonio e un interessante  museo. Si prosegue per Cerredolo dei Coppi, Vercallo e Bergogno fino al castello di Sarzano, mentre una deviazione porta al monastero di Marola e da qui a Castelnuovo ne’ Monti, vicino al magnifico altipiano della Pietra di Bismantova. Ritornando a Carpineti si prosegue per il Castello delle Carpinete – uno dei favoriti della contessa – verso la vicina pieve romanica di San Vitale. Poi vengono Savognatica, borgo del Quattrocento, Cavola, con l’Oratorio della Madonna della Neve, e Toano, con la sua pieve matildica. Da qui il sentiero prosegue in terre modenesi, fino al Passo delle Radici, San Pellegrino in Alpe e quindi Lucca. Una variante reggiana permette invece di proseguire, a cavallo o a piedi, fino a Villa Morozzo e di intraprendere da lì un suggestivo itinerario appenninico verso Pian Vallese e Rescadore di Febbio, arrivando fin sotto la Cisa, a 1698 metri di altezza, ai margini del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, con le sue magnifiche faggete.

Testo di Valerio Griffa - Pubblicato il 22 marzo 2011


 

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