Un pizzico di buona volontà. E la voglia di conservare nel cuore visioni e paesaggi inediti. Ecco cosa serve per affrontare in bicicletta quello splendido tratto del litorale istriano che va da Salvore (Savudrija) a Umago (Umag) per inoltrarsi poi verso l'entroterra. Dalla bellezza generosa della natura e da quella intrigante delle città, dai sorrisi cordiali della gente alla bontà di prodotti come vino, formaggio, frutta e miele – che rendono indimenticabili le tappe di ristoro – fino al trionfo celeste del mare che, generoso, diventa nuovo compagno di viaggio.
La partenza è prevista da Salvore, dove il faro più antico dell’Adriatico illumina le onde raccontando la triste storia d’amore di cui doveva essere romantica alcova. Pare che un tempo un conte, perdutamente innamorato di una fanciulla del luogo, avesse fatto costruire e scelto come abitazione questo fiero guardiano del mare. La leggenda vuole però la morte prematura della bella, così da avvolgere il luogo di oscuri misteri. Ma Salvore è tutt’altro che tenebrosa: abitata da pescatori, è una cittadina piuttosto pittoresca, conosciuta per i suggestivi paesaggi del porto, dove le barche, issate con le carrucole a qualche metro da terra, stanno appese a due pali sopra la roccia, richiamando velleità artistiche di fotografi e pittori più o meno famosi.
Proseguendo per Umago, è d’obbligo fermarsi presso una zona archeologica di rilevante importanza, molto attiva per il livello e la qualità degli studi, comprendente tre siti in tre rispettivi promontori: Sipar, Tiolo e Katoro. Proprio da Katoro, ripercorrendo la via di San Pellegrino, si giunge a Umago, adagiata placidamente con i suoi vigneti attorno a un golfo: il centro storico ne occupa solo una punta, sviluppandosi in strette viuzze e piccole piazze, e conservando una parte delle mura di difesa. Da Umago alla frazione di San Lorenzo, le chiese conservano organi molto antichi di pregiata fattura. L’occasione per ascoltarli in tutto il loro splendore è il Festival Organum-Histriae, che si tiene a cavallo tra agosto e settembre, e che valorizza il potenziale musicale e artigianale di questo strumento degli dei.
Raggiungere Buie (Buje), che sorge sull’area di un castelliere preistorico, è l’occasione di vedere nuovamente all’opera la bellezza di stili sfacciatamente diversi: dal gotico fiorito veneziano fino al barocco. La città viene chiamata “sentinella d’Istria” per la sua posizione e le fiere mura con la torre, e presenta anche molte tracce archeologiche di insediamenti romani. Interessante pure una visita al Museo etnografico, che conserva e colleziona con particolare cura gli utensili legati alla lavorazione delle olive e numerosi altri oggetti d’artigianato.
La bella zona circostante ricorda i poderi toscani e invita a una pedalata lungo la Strada del vino, per raggiungere almeno Momiano, dove assaggiare un sorso di delizioso moscato. La campagna di Buie è caratterizzata da un clima mite e riparato: molte colline sono coltivate a vigneti, delimitati da lunghi filari di alberi, corsi d’acqua e macchie di bosco. La vicina Verteneglio (Brtonigla) conserva invece un vivace centro medievale e vestigia preistoriche, i cui resti si possono ammirare anche al Museo archeologico. Attorno alla città, tra querceti e chiesette solitarie si scopre la Strada della Malvasia istriana.
Testo di: Giulia Vittori – Pubblicato il 22 aprile 2010
Crediti fotografici: Ente nazionale croato per il turismo, Ente turistico della Regione Istriana
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